Skip to content

Dal 1860 al 2015: la storia del Bar Cerrato, il caffè che ha raccontato Scafati.

Pubblicato il

Per ogni scafatese DOC, pronunciare la parola “caffè” significa evocare un nome preciso: Bar Cerrato. Non era soltanto un locale, ma una vera istituzione cittadina, un luogo capace di attraversare guerre, cambiamenti sociali, crisi economiche e trasformazioni urbanistiche, accompagnando la storia di Scafati per ben 155 anni.

La sua storia inizia nel 1860, un anno simbolico per l’Italia. Mentre Giuseppe Garibaldi completava l’unificazione del Paese e il Regno delle Due Sicilie tramontava definitivamente, l’imprenditore Alfonso Cerrato apriva nel cuore della città un caffè destinato a diventare parte integrante dell’identità locale. Da allora quattro generazioni della famiglia Cerrato si sono succedute dietro quel bancone, trasformando il locale in un punto di riferimento per intere generazioni di cittadini.

Le origini: il caffè delle guardie borboniche

Nato sul Corso Nazionale, il locale era frequentato dalle guardie del vicino Polverificio Borbonico, che vi trascorrevano il tempo tra partite a carte, bicchieri di vermut e discussioni sulla vita quotidiana. In un’epoca in cui il caffè rappresentava uno dei principali luoghi di aggregazione sociale, il Bar Cerrato iniziò a costruire la propria reputazione di salotto cittadino.

Gli anni Trenta e la Scafati che si svegliava prima dell’alba

Con il trasferimento in Piazza Vittorio Veneto, il locale divenne ancora più centrale nella vita economica e sociale dell’Agro Nocerino-Sarnese. Negli anni Trenta apriva addirittura alle tre del mattino per accogliere i carrettieri diretti ai mercati di Napoli.

Le immagini raccontate dagli anziani del posto sembrano uscite da un film: cavalli legati ai ganci esterni della piazza, carretti carichi di merci e uomini che si concedevano un caffè bollente prima di affrontare il viaggio verso il capoluogo partenopeo. In quelle ore il Bar Cerrato era già pieno di vita, molto prima che la città si risvegliasse.

Gli anni della guerra

Durante la Seconda Guerra Mondiale, il locale continuò a rappresentare un punto di riferimento per la comunità. Con l’arrivo delle truppe alleate, il bar divenne luogo di ritrovo per molti soldati inglesi che pagavano le consumazioni con le celebri “AM-Lire”, la valuta introdotta dagli Alleati nei territori liberati.

Anche nei momenti più difficili, quando il caffè vero era raro e costoso, il locale riuscì a sopravvivere grazie all’inventiva e alla capacità di adattarsi alle difficoltà del tempo. Si serviva spesso il caffè di cicoria, simbolo di un’Italia che cercava di andare avanti nonostante le privazioni.

Dal dopoguerra al boom economico

L’evoluzione tecnologica passò anche dal Bar Cerrato. I vecchi sistemi di preparazione lasciarono progressivamente spazio alle prime macchine elettriche. Prima ancora, il caffè veniva preparato con la celebre “mokona” gigante riscaldata sui carboni ardenti, un’immagine rimasta impressa nella memoria collettiva degli scafatesi.

Nel corso dei decenni il locale divenne un crocevia di artisti, professionisti, politici e personaggi della società civile provenienti non solo da Scafati ma da tutta la Campania. Il caffè servito rigorosamente nel bicchiere di vetro e le sfogliatelle artigianali contribuirono a costruire una fama che superava i confini cittadini.

Gli anni d’oro

Secondo le testimonianze raccolte nel tempo, il periodo di massimo splendore arrivò tra gli anni Settanta e Ottanta. Il Bar Cerrato impiegava fino a tredici dipendenti ed era considerato una vera e propria “fabbrica” di dolci e specialità. La tradizione popolare racconta perfino di una festa organizzata per celebrare il raggiungimento del miliardo di lire accumulato dall’attività, episodio rimasto nella memoria collettiva della città.

Il lento declino del centro storico

Con il passare degli anni, però, cambiarono anche Scafati e le abitudini dei suoi abitanti. Le trasformazioni urbanistiche successive al terremoto del 1980, la nascita di nuove aree commerciali e lo spostamento progressivo dei flussi cittadini contribuirono all’isolamento di Piazza Vittorio Veneto.

Molti esercizi storici abbassarono le serrande e il centro storico perse gradualmente il ruolo di cuore pulsante della città. Diversi commercianti denunciarono per anni l’assenza di interventi di riqualificazione e il crescente degrado urbano che allontanava residenti e clienti.

L’ultima resistenza di Ferdinando Cerrato

A tenere viva la tradizione fino all’ultimo fu Ferdinando Cerrato, pronipote del fondatore Alfonso. Rimasto progressivamente solo a gestire l’attività, continuò a difendere quel patrimonio di memoria collettiva grazie a una straordinaria passione e a un forte senso di appartenenza alle proprie radici.

Per molti clienti era semplicemente “il professore”: il custode di un modo antico di fare il caffè, di accogliere le persone e di vivere il rapporto con la città.

La chiusura nel 2015

Nel maggio del 2015, dopo 155 anni di attività ininterrotta, il Bar Cerrato chiuse definitivamente i battenti. La notizia suscitò grande emozione a Scafati, dove la serranda abbassata del locale venne percepita come la fine di un’epoca. Numerosi giornali locali parlarono della scomparsa di uno degli ultimi simboli del centro storico cittadino.

Pochi mesi dopo, nel febbraio 2016, la città dovette salutare anche Ferdinando Cerrato. La sua scomparsa fu accolta con profondo cordoglio: per molti scafatesi non era morto soltanto un barista, ma un pezzo della memoria cittadina. Le cronache dell’epoca lo ricordarono come l’uomo che, con il suo caffè servito nel vetro e le sue sfogliatelle, aveva accompagnato la vita quotidiana di più generazioni.

Un’eredità che resiste nel ricordo

Oggi del Bar Cerrato restano i racconti, le fotografie, i ricordi tramandati dalle famiglie e da chi, almeno una volta, si è fermato davanti a quel bancone. Resta soprattutto il valore simbolico di un luogo che ha saputo raccontare oltre un secolo e mezzo di storia locale.

Dal Regno delle Due Sicilie all’Italia contemporanea, dalle carrozze ai motori, dalla cicoria delle guerre all’espresso moderno, il Bar Cerrato ha attraversato il tempo senza perdere la propria anima. E anche se le sue porte si sono chiuse nel 2015, il suo nome continua a vivere nella memoria collettiva di Scafati come uno dei simboli più autentici della città.

(foto di Sebastiano Sabbatino)

Storia

Sport