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L’allarme sulla contaminazione delle falde in Campania arriva ora con forza anche a Scafati, tra i comuni del Salernitano citati nello studio dell’Università Federico II di Napoli che ha rilevato superamenti dei limiti di legge di tricloroetilene (TCE) e tetracloroetilene (PCE) nelle acque sotterranee regionali.
Si tratta di solventi industriali classificati come cancerogeni o probabilmente cancerogeni, già tristemente associati ai fenomeni di inquinamento diffuso della Terra dei Fuochi.
Nel Salernitano lo studio segnala criticità nei territori di Scafati, Angri e Sarno. La scoperta riaccende i timori per un’area fortemente urbanizzata e con una significativa presenza agricola, dove l’uso di pozzi privati e dell’acqua di falda resta diffuso.
Il rischio non riguarda direttamente l’acqua del rubinetto, ma l’utilizzo delle falde per:
Elementi che rendono la questione particolarmente delicata per l’economia locale e la sicurezza alimentare.
Dopo la pubblicazione dei dati, la Regione Campania ha chiesto alle aziende sanitarie di attivare verifiche integrate sanitarie, ambientali e veterinarie lungo tutta la filiera agroalimentare per valutare i possibili rischi legati all’utilizzo delle acque contaminate.
Tuttavia, proprio sul fronte operativo emergono tensioni e polemiche.
Il sindaco Pasquale Aliberti ha denunciato pubblicamente l’assenza di comunicazioni ufficiali da parte dell’ASL Salerno.
Secondo il primo cittadino, mentre altre ASL campane avrebbero già fornito indicazioni e rassicurazioni, Scafati non avrebbe ricevuto:
Aliberti ha chiesto chiarimenti al direttore generale Gennaro Sosto, sottolineando la difficoltà dei sindaci nel gestire l’allarme senza informazioni istituzionali. Ha inoltre invocato la possibilità di segnalare la vicenda alla Procura, definendo “inaccettabile” il silenzio delle autorità sanitarie.
Anche Legambiente Campania, guidata da Mariateresa Imparato, chiede interventi immediati.
Tra le priorità indicate:
L’associazione sottolinea in particolare il rischio legato all’uso diretto delle acque sotterranee nelle aree non servite dall’acquedotto.
A Scafati la preoccupazione cresce soprattutto tra agricoltori e residenti delle zone periferiche, dove l’utilizzo dei pozzi è ancora diffuso. Il timore principale riguarda la possibile contaminazione della filiera alimentare e gli effetti a lungo termine sulla salute pubblica.
La vicenda riporta al centro del dibattito il tema dell’inquinamento ambientale in Campania e la necessità di una strategia chiara che unisca prevenzione, controlli e bonifiche.
Per Scafati, oggi, la priorità è una sola: ottenere risposte rapide e indicazioni ufficiali per tutelare cittadini, territorio ed economia locale.

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