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Scafati Basket: la prima memorabile vittoria contro Milano, era il 2007.

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Ho cominciato, fin da piccolo, ad appassionarmi agli sport di squadra, in particolare al calcio, al basket e all’handball; era l’Italia dei favolosi anni sessanta, del boom economico, del Pil in crescita in doppia cifra, del fortissimo incremento dell’occupazione, dell’espansione industriale, delle famiglie che acquistavano frigoriferi, televisori, lavatrici, delle sale da ballo che si trasformavano in discoteche in cui si ballava il twist e lo shake; la musica entrava nel mondo “beat”, irrompevano i complessi dei “capelloni”: l’Equipe 84, i Ribelli e i Renegades.

I Beatles, la band di maggior successo di tutti i tempi, con il loro talento musicale, la loro incredibile presenza scenica, il loro fascino, la loro intelligenza, il loro umorismo, la loro larghezza di vedute e la loro carica rivoluzionaria in grado di rappresentare e di incarnare i sogni di una generazione, facevano impazzire i loro fan.

La Pallacanestro Olimpia Milano, che vestiva il marchio “Simmenthal”, simbolo dell’Italia che guardava avanti, fu la prima formazione italiana a centrare il bersaglio della Coppa dei Campioni conquistata a Bologna, contro lo Slavia Praga, il primo aprile 1966 (77-72). Era la squadra di Bill Bradley (guardia/ala mancina di 1.96, dotato di un campo visivo periferico fuori dal comune) e di Duane “Skip” Thoren (centro di 2.08 di qualità, grande rimbalzista), di Giulio Iellini e di Sandro Riminucci (l’angelo biondo, realizzatore atletico e creativo), di Gabriele Vianello e di Massimo Masini, del capitano Gianfranco Pieri (un play moderno di 1.90) e del mister Cesare Rubini.

La Pallacanestro Scafati si esibiva in Serie D sul campo in mattonelle nel verde della Villa Comunale, con atleti del calibro di Michele Izzo e Giuseppe Di Lauro, di Bino Gentile e Aldo Bufalo e, negli anni successivi, con l’ingresso in squadra di Giovanni Chirico, Franco Pagano, Giovanni Saulle, Carletto Fantini, Toni Chirico, Gigetto Paduano e Pasquale Alison.

In quell’epoca, nel periodo dell’infanzia, che racchiude i frammenti migliori della nostra vita, non avrei mai immaginato che, un giorno, il Basket Scafati si sarebbe trovato di fronte proprio la Pallacanestro Olimpia Milano. Accadde domenica 25 febbraio 2007, giornata 20, terza di ritorno, in un PalaMangano pieno nonostante l’orario inedito di mezzogiorno della diretta Sky; fu subito chiaro che sarebbe stato “un mezzogiorno di fuoco e da sogno”.

La prima tripla di Schultze consegnò al 5° il + 4 (6-10) all’ Armani Jeans che occupava il terzo posto in classifica generale (alla fine sarebbe stata seconda ed eliminata nelle semifinali dei play-off dalla VidiVici Bologna a sua volta sconfitta in finale dal MontePaschi Siena) e che era tra le favorite per lo scudetto. Scafati (che la settimana prima aveva perso con quasi trenta punti di scarto a Reggio Emilia) prese coraggio e piazzò un parziale di 18-5 chiudendo il primo quarto sul 24-15. Milano rientrò e sorpassò (32-33) al 17°.

Nel terzo quarto, dopo cinque minuti con pochi canestri e tantissimi errori (43-44 al 25°) la Legea, grazie a uno strabiliante Anthny Carter, piazzò un break di 10-0 e continuò con un ulteriore parziale di 12-0 per il 69-50 al 35°. Gli uomini di Alibegovic raggiunsero anche il massimo vantaggio di 22 lunghezze (76-54) e cercarono di far segnare il suo primo canestro anche al giovane Dario Guadagnola. La gara si concluse sul 76-55.

“Il Mattino” del giorno seguente recitava: “Strano sport la pallacanestro, affascinante e magico. Scafati, a distanza dalla bruciante sconfitta di otto giorni fa, compie il capolavoro della sua prima stagione in Serie A travolgendo non un’avversaria qualunque ma l’Armani Jeans Milano ovvero la storia del basket italiano. Una giornata indimenticabile per lo sport locale: i gialloblé riescono a realizzare il loro sogno di superare per la prima volta una grande del nostro basket. La quota salvezza, stimata in 24 punti, è quasi raggiunta; ne mancano 4, con la zona play-off sempre a portata di mano. Un successo voluto e meritato, costruito grazie alla solidità del gruppo.

Il tabellino – Scafati: Bracey 8 (1 su 2 da due, 2 su 3 da 3), Festa ne, Salvi 7 (2/4, 1/1), Matrone ne, Apodaca 20 (6/8, 2/5), Smith 0 (0/1, 0/2), Rombaldoni 2 (1/2), Szewczyk 4 (2/2, 0/1), Guadagnola 0 (0/3), Carter 20 (2/3, 4/6), Nolan 10 (4/8, 0/1), Lawers 5 (0/1, ¼). Rimbalzi 40 (offensivi 10, Nolan e Salvi 8). Tiri liberi 10/12. Allenatore Alibegovic.

Milano: Mercante ne, Schultye 18 (0/2, 6/10), Green 2 (1/1, 0/1), Gallinari 10 (1/3, 1/5), Bulleri 3 (0/3, ½), Garris 11 (2/2, 1/5), Bennermann ne, Watson 2 (1/3), Davison 6 (1/3,1/1), Plumari ne, Calabria 3 (0/1, 1/7), Gigena ne. Rimbalzi 29 (offensivi 7, Watson 10). Tiri liberi 10/17. Allenatore Djordjevic.

Le pagelle – Apodaca 8,5: Un giocatore totale. Apre il primo break di Scafati, lo prosegue con altri canestri decisivi ma gioca anche di squadra fornendo assist e mettendo tanta intensità anche in difesa. Sicuramente, insieme a Carter, il protagonista dello storico successo (a fine stagione sarebbe stato primo tra i marcatori delle Serie A con 19.8 di media punti).

Carter 8,5: Spettacolo puro. Nelle due ultime frazioni viene prepotentemente fuori il suo genio; a questi livelli fa il mattatore, con alcuni assist da applausi, di cui uno direttamente dal rimbalzo catturato sotto il proprio canestro per Apodaca dall’altra parte del campo che è, secondo il telecronista di Sky, la giocata più bella vista quest’anno in Serie A. Segna anche triple eccezionali. Ammiriamolo per questi pochi mesi nei quali lo vedremo ancora in Italia prima del ritorno nel suo mondo NBA”.

Anthony Carter, innegabilmente il più forte di sempre del Basket Scafati, che a fine anno avrebbe condotto i gialloblé al loro miglior piazzamento (nono posto su diciotto squadre con 32 punti, a pari merito con la Premiata Montegranaro, a sole due lunghezze dai play-off) aveva affondato, davanti a quasi 4000 spettatori, la corazzata AJ; gli atleti del Presidente Longobardi avevano compiuto un’impresa memorabile travolgendo le mitiche scarpette rosse: eppure, quando ero un bambino, quando assistevo in piedi alle partite disputate sul campo in mattonelle nel verde della Villa Comunale, non lo avrei neppure lontanamente immaginato.

Guglielmo Formisano

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