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La Scafatese scrive una delle pagine più belle della sua storia recente. Con la vittoria per 4-2 contro il Monastir, i canarini conquistano matematicamente la Serie C con sei giornate d’anticipo, tornando tra i professionisti dopo sedici anni.
Un traguardo straordinario, reso ancora più incredibile da un dato che certifica la portata dell’impresa: dalla Serie A alla Serie D, la Scafatese è l’unica squadra in Italia a non aver ancora perso una partita in questa stagione.
Non è solo una promozione. È una cavalcata che rischia di diventare leggendaria.
Il campionato non è ancora terminato — mancano sei partite — ma l’obiettivo principale è già stato raggiunto. Ora, però, nasce una nuova ambizione: chiudere la stagione da imbattuti. Sarebbe un’impresa rarissima, destinata a entrare nella memoria collettiva.
Una stagione che, tra qualche anno, verrà raccontata come qualcosa di unico, quasi irripetibile.
Dietro questo trionfo c’è una struttura solida e competente.
Il primo grande artefice è il direttore sportivo Pietro Fusco, che ha costruito una rosa completa e perfettamente funzionale.
In panchina, Giovanni Ferraro ha confermato tutto il suo valore. Per il tecnico si tratta della terza promozione dalla Serie D alla Lega Pro, dopo Giugliano e Catania. Con questo successo eguaglia anche un suo record personale: vincere il campionato con sei giornate d’anticipo.
«Il merito di questa vittoria è di tutte le persone che lavorano nella famiglia Scafatese. Il segreto è il gruppo: ogni giorno abbiamo costruito empatia per stare bene e lottare insieme».
Se in campo e nella gestione tecnica i meriti sono evidenti, alla base di tutto c’è la visione del presidente Felice Romano.
È lui ad aver dato stabilità, ambizione e identità al progetto Scafatese, costruendo passo dopo passo una società credibile e vincente. Non solo un dirigente, ma un punto di riferimento emotivo per squadra e tifosi.
L’immagine più potente della giornata promozione è proprio la sua: sotto la curva, travolto dall’entusiasmo, mentre ripete ai tifosi il suo motto — «Vi amo tutti» — ricevendo in cambio un gesto simbolico e carico di significato, con i bambini mandati ad abbracciarlo e baciarlo come fosse una figura quasi sacra.
Un legame autentico, che racconta meglio di qualsiasi parola quanto questa vittoria appartenga a un’intera comunità.
Se c’è una parola che sintetizza questa stagione, è “gruppo”.
La Scafatese ha costruito un’identità forte, fatta di sacrificio, coesione e spirito di appartenenza. Ogni giocatore ha contribuito a un percorso che oggi appare straordinario.
Il ritorno tra i professionisti rappresenta molto più di un risultato sportivo. È un riscatto per un’intera città.
Dopo sedici anni, la Scafatese torna in Serie C con basi solide e grandi ambizioni. E mentre la festa continua, resta ancora un obiettivo da inseguire.
Chiudere il campionato da imbattuti.
Perché rendere questa stagione leggenda, adesso, è davvero possibile.

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