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Dicesi parabola il luogo dei punti del piano (dove per luogo si intende un insieme di punti che hanno, che godono e che obbediscono tutti alla stessa proprietà) equidistanti da una retta (direttrice) e da un punto fisso (vertice); il punto più in alto di una parabola con concavità verso il basso è, appunto, il vertice.
Nel 1942/1943, Serie C, Girone L, la Scafatese si piazzò al settimo posto che, però, avrebbe potuto essere una quinta posizione senza le due giornate di squalifica al campo e un punto di penalizzazione incassati per gli incidenti avvenuti nel derby di andata, Scafatese-Salernitana 0-2 a tavolino, sospesa al 75’ sul risultato di 1-2 (22’ Onorato-SA, 68’ Mangolini-S, 74’ rigore Voccia-SA) per intemperanze dei calciatori e contestazioni accese da parte dei tifosi in seguito a un rigore per gli ospiti trasformato da Voccia; nel girone di ritorno si concretizzò la rivincita, Salernitana-Scafatese 1-2, con rete allo scadere (38’ Minazzi-S, 74’ Viani-SA, 90’ Minazzi-S).
Nei mesi successivi alla conclusione del campionato, gli atleti e i cittadini scafatesi furono chiamati a mobilitarsi contro i tedeschi e a combattere dure battaglie per la libertà, salendo alla ribalta per il loro eroico comportamento e per la straordinaria e coraggiosa opposizione all’esercito avversario per le strade del paese; i tifosi-partigiani infatti, impedendo ai nemici di far saltare il ponte (già minato) sul fiume Sarno in Piazza Vittorio Veneto, favorirono l’avanzata degli alleati verso il nord permettendo loro di entrare in città e di accerchiare i nazifascisti (a Scafati sarebbe poi stata assegnata la “Medaglia d’oro per la Resistenza”).
L’attività calcistica fu sospesa a causa della guerra e riprese nel mese di gennaio 1945 con il Campionato Campano misto (Scafati In, Febbraio 2025); nel 1945/1946 arrivò la promozione in Serie B (Scafati In, Giugno 2025).
La Scafatese 1946/1947 del Presidente Luigi Sicignano, allenata da Secondo Roggero (anche portiere di riserva), si presentò ai nastri di partenza della Serie B, Girone C, rinforzata dagli arrivi del terzino Punzi, dei mediani Lo Presti e Saracino, dell’ala destra Nasti, dei centravanti Chiricallo e Longhi e degli interni Varona e Nesti, che avrebbe indossato la maglia della nazionale e vinto due scudetti con l’Inter di Nyers, Skoglund e Lorenzi, nel 1952/1953 e nel 1953/1954; furono, invece, confermati il portiere Vassallo, il terzino Rispoli, il centromediano Snidersich e l’attaccante De Vito, che avrebbe giocato anche in Serie A con Livorno, Triestina e Spal realizzando 24 reti in 123 incontri (Scafati In, Giugno 2023).
La partenza non fu brillante, con 1 pareggio e 3 sconfitte nelle prime 4 giornate.
Gradualmente la squadra si riprese e, dalla dodicesima alla ventesima (8 partite, essendo previsto un turno di riposo), grazie allo strepitoso rendimento di Mimì De Vito, autore di 5 reti (17 alla fine), conquistò 13 punti (5 vittorie e 3 pareggi) superando anche il Palermo in trasferta (1-2), il Perugia (2-0) e la Torrese (2-1) in casa.
Prima della ventunesima, quarta di ritorno, la classifica recitava:
Salernitana 24, Ternana e Pescara 23, Scafatese e Torrese 21.
Per questo motivo, la partita Scafatese-Salernitana in programma domenica 9 marzo 1947, il punto più alto della storia della Scafatese Calcio 1922, il vertice della parabola, fu considerata quasi uno spareggio per la scalata in Serie A (ancora oggi, erroneamente, molti affermano che la Scafatese fu sconfitta dalla Salernitana nello “spareggio per la Serie A”).
Prima della gara, si verificò un piccolo “giallo”: le maglie erano sparite dallo spogliatoio: furto, avvertimento o sabotaggio? La verità non fu mai appurata, ma il forfait fu scongiurato grazie all’arrivo dal presidio inglese di una serie di nuove magliette con splendenti strisce gialloblé.
A Scafati, in una giornata piovosa e in un campo gremito da cinquemila spettatori, arrivarono anche le grandi firme del giornalismo sportivo tra cui Pio Nardacchione, Antonio Pugliese e Gino Palumbo (che sarebbe diventato Direttore di Sport Sud e della Gazzetta dello Sport e che avrebbe poi dato vita, negli anni sessanta, a una delle polemiche più accese e vivaci che il calcio italiano ricordi: da un lato la “Lega lombarda” di Gianni Brera e Gualtiero Zanetti, dall’altro la “Scuola partenopea” di Antonio Ghirelli e Gino Palumbo, ovvero calcio concreto all’italiana contro calcio d’attacco, difensivismo contro offensivismo, ragione contro sentimento — oggi si direbbe risultatisti contro giochisti).
Le squadre scesero in campo con le seguenti formazioni:
Scafatese:
Vassallo, Rispoli, Punzi, Lo Presti, Snidersich, Saracino, Nasti, Varona, Longhi, Nesti, De Vito.
Salernitana:
Rega, Pastori, Buzzegoli, Tori, Benedetti, Iacovazzi, Morisco, Vaschetto, Volpe, Dagianti, Onorato.
Arbitro: Mario Cambi.
Tatticamente, la Scafatese si dispose secondo lo schema tipico del “Metodo”, o “Doppia W”; con questo modulo, i terzini Rispoli e Punzi erano dietro tutti, senza impegni fissi di marcatura a uomo; i mediani Lo Presti e Saracino erano posizionati lateralmente, a blindare le fasce e a marcare le ali avversarie; Snidersich era l’organizzatore del gioco, il cosiddetto “centromediano metodista”, incaricato soprattutto, insieme agli interni Varona e Nesti, di lanciare e di mettere in movimento il centravanti Longhi e le ali Nasti e De Vito, principale terminale offensivo della squadra.
La Salernitana, invece, allenata da Gipo Viani, seguiva i princìpi del “catenaccio”; Viani si era accorto che Buzzegoli aveva bisogno di aiuto, non si poteva lasciarlo solo davanti al suo uomo, era uno spavento per tutti. La leggenda narra che, rientrando a tarda notte, vide, nel porto di Salerno, tre barche davanti e una dietro per cui, incuriosito, chiese ai pescatori il motivo di quella disposizione. I pescatori gli risposero che la rete della barca posizionata dietro catturava tutti i pesci che riuscivano a sfuggire alle tre collocate davanti. Così arretrò il numero nove a guardia del centravanti avversario e Buzzegoli si ritrovò un po’ meno solo e un po’ più “libero” (termine coniato da Gianni Brera per indicare l’uomo libero da compiti di marcatura a uomo), con l’obbligo di spazzare l’area, chiudere i varchi, proteggere i compagni di reparto superati dagli attaccanti. Con questa modifica al “Sistema” o “WM” o “Chapman System” (dal nome del suo ideatore Herbert Chapman, tecnico dell’Arsenal) la Salernitana fu promossa in Serie A.
La sfida del 9 marzo 1947 iniziò con i canarini che, attaccando a testa bassa, diedero l’impressione di poter passare. Al 15’, però, su un tiro apparentemente innocuo da 40 metri di Benedetti, il portiere Vassallo commise un errore madornale, lasciandosi sfuggire il pallone di mano e consentendo alla Salernitana di passare in vantaggio.
La Scafatese attaccò a valanga ma Rega parò tutto, risultando il migliore in campo con Buzzegoli, Jacovazzo e lo stesso Benedetti mentre, tra i gialloblé, si distinsero Rispoli, Snidersich e Lo Presti.
La squadra di Roggero diede, comunque, grandi soddisfazioni ai suoi sostenitori, classificandosi al quarto posto finale, apice tra i piazzamenti della Scafatese Calcio 1922.
Nel 1947/1948 la Scafatese partecipò al suo secondo campionato di Serie B ma, per problemi di bilancio, fu costretta a cedere Nesti e De Vito. Pur battendosi onorevolmente, pur riuscendo a risultare imbattuta in casa e pur classificandosi quattordicesima su diciotto compagini, fu retrocessa a causa della ristrutturazione dei campionati che prevedeva la creazione di un unico girone di Serie B.
L’anno successivo, nel 1948/1949, in Serie C, sempre per gravissimi motivi di ordine economico, la squadra si ritirò dopo 12 giornate; la sconfitta interna del 10 ottobre 1948, contro l’Acireale, pose fine a un periodo di imbattibilità casalinga durato 19 mesi: la precedente sconfitta interna, infatti, risaliva proprio al 9 marzo 1947, Scafatese-Salernitana 0-1.
Era iniziata la fase discendente della parabola ma quei “favolosi anni quaranta” di quella squadra eroica, testimone di molteplici avvenimenti politici e sociali, trama e sfondo di un affascinante romanzo popolare, raccontano una storia piena di vittorie e di sconfitte, di vicende liete e di delusioni, di battaglie e di dualismi, di volti e di uomini che scatenarono intense passioni e che sarebbero rimasti per sempre una pietra miliare, un fondamentale punto di riferimento per tutti i calciatori che avrebbero indossato la fiammeggiante e splendente casacca gialloblé.

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