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C’è un profumo che in Campania annuncia il Natale più delle luminarie: è quello del baccalà che incontra l’olio bollente. Un suono secco, uno sfrigolio inconfondibile, e la cucina si riempie di un vapore denso che sa di inverno e di attesa. È un pesce venuto da lontano, dai mari freddi del Nord, ma che ha trovato nei vicoli partenopei e nelle case della regione la sua vera patria.
Prima di arrivare in padella, il baccalà vive un piccolo rito domestico. Si lascia riposare nell’acqua fredda per giorni, cambiandola spesso, finché perde il sale in eccesso e torna morbido. Poi si asciuga con cura, con quella pazienza che solo le ricette importanti richiedono. Le mani lo tagliano in tranci regolari, né troppo grandi né troppo minuti, perché la cottura sia gentile e il cuore resti tenero.
Nelle cucine campane la frittura del baccalà è un momento quasi solenne. Si passa appena nella farina, senza appesantirlo, e si cala nell’olio già caldo, che deve essere pronto a sigillarlo all’istante. Non si gira troppo, non si punzecchia: lo si guarda. Si aspetta che la superficie diventi color oro, che il bordo cominci a incresparsi. Solo allora si tira su, si lascia scolare e si serve subito, spesso direttamente dalla cucina alla tavola, perché il baccalà non ama le attese dopo la frittura.
Accanto alla versione fritta, nelle case più legate alla tradizione compare anche quella in umido. Qui il baccalà viene adagiato in un tegame largo, dove l’olio ha già incontrato l’aglio e qualche pomodorino appena schiacciato. Il pesce cuoce piano, quasi al vapore del suo stesso profumo, con olive scure, capperi e un’ombra di prezzemolo aggiunto solo alla fine. Non si mescola mai con il cucchiaio: si muove il tegame, con piccoli gesti circolari, per non spezzare le carni.
Il baccalà della Vigilia è un piatto che non si improvvisa. Vive di gesti tramandati, di segreti detti sottovoce, di consigli che cominciano sempre con “mia nonna faceva così”. Anche un semplice tocco di pepe o una spruzzata di limone diventano una scelta di stile, quasi una firma.
Nel dicembre 2025 il baccalà resta uno dei simboli più veri del Natale campano. Mentre gli chef lo reinterpretano in chiave moderna, mantecandolo con oli profumati agli agrumi o accompagnandolo con verdure amare di stagione, nelle case continua a essere soprattutto questo: una padella sul fuoco, mani infarinate, silenzi pieni di rispetto.
In Campania il baccalà non è solo un piatto della festa. È una memoria che sfrigola, un rito che profuma di mare lontano e di casa vicina.

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