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L’11 novembre 1978 il quotidiano Roma annunciava la scomparsa di Vittorio Nappi, conosciuto da tutti come “’O Studente” o “’O Signurino”. L’articolo si apriva con le parole: “E così la leggenda vivente ultra ottantenne se n’è andata”.
A quarantasette anni di distanza, a ricordarlo pubblicamente è il suo pronipote, l’Avv. Biagio Adinolfi: “Proprio questa mattina, parlando con una persona di una certa età dell’attuale situazione, è uscita fuori questa mia discendenza. Al solo nome, gli occhi si sono illuminati, e le parole hanno iniziato ad esprimere concetti come “altri tempi” e “persone tutte d’un pezzo”. E questa cosa succede sempre, ogni qualvolta se ne parla, nonostante siano trascorsi 47 anni dalla sua scomparsa.”
Discendente di una famiglia benestante e di professionisti, Vittorio Nappi si distingueva per eleganza e cultura. Aveva frequentato il liceo classico e studiato legge, quando un drammatico episodio familiare cambiò il corso della sua vita e lo vide coinvolto in una faida. Ma il suo nome è rimasto nella memoria collettiva soprattutto per il coraggio dimostrato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il 28 settembre 1943, Nappi guidò un gruppo di cittadini scafatesi che respinsero le truppe tedesche, anticipando di fatto l’arrivo degli alleati. L’azione contribuì a salvare il ponte di Scafati, in piazza Vittorio Veneto, che i tedeschi avevano minato con l’intento di distruggerlo. Quell’impresa eroica valse al gruppo il nome di “28 Settembre” e fece di Nappi un simbolo della resistenza locale.
“Non l’ho mai conosciuto di persona, – continua l’Avv. Biagio Adinolfi – ma i racconti di mio padre Gennaro Adinolfi (suo nipote), degli altri familiari e delle tantissime persone che lo ricordano, hanno fatto in modo che per rappresentasse comunque un punto di riferimento”.
Anche l’articolo dell’epoca ricordava le sue gesta:
“Don Vittorio Nappi, il fratello Ubaldo ed altri ventinove coraggiosi riuscirono in quei giorni ad impedire, con un’azione degna di menzione, che il disegno approntato dal comando tedesco di trasformare Scafati e il suo territorio in teatro di guerra non si attuasse. Col salvataggio del ponte Sarno fu salvata dagli orrori del ferro e fuoco un’intera comunità.”

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