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(Articolo a cura di Sebastiano Sabbatino)
Aveva undici anni, il piccolo Angelo Pagano, quando decise di entrare in seminario. Era il 1936, lui era il terzo figlio, dopo le sorelle Anna e Francesca, di una famiglia destinata a diventare numerosa. La scelta non fu una sorpresa, soprattutto per il padre Antonio il quale, si racconta in famiglia, durante la prima guerra mondiale, in un momento di estremo pericolo, si era rivolto alla Madonna, e, in preghiera, aveva sperato che il suo primo figlio maschio potesse diventare un prete. Il giovane seminarista, una mattina, percorse il tratto di strada di via Croce che conduceva alla sua casa, al cortile sempre popolato di giochi e di risa di bambini. Non si aspettava,appena girato l’angolo, di vedere radunati tutti i suoi familiari, zii, zie, cugini. Era la prima volta che tornava a casa, dopo la scelta di dare ascolto alla sua vocazione. Dal gruppo si staccò sua nonna, la nonna Francesca, minuta e come sempre vestita di nero. Don Angelo si fermò, la nonna si inginocchiò, accarezzò lievemente la talare e baciò le mani al nipote. Questo gesto è altamente simbolico e rappresenta una continuità di fede, una eredità che veniva trasmessa, con umiltà e tenacia, un legame tra generazioni, tra tempo degli uomini ed eternità.
La sera del 13 agosto del 1984 Don Angelo si trovava, insieme alla sua numerosa famiglia, a Sabaudia, presso il fratello Alberico. Si erano tutti riuniti per trascorrere il Ferragosto, ma Don Angelo comunicò che l’indomani sarebbe dovuto partire, tornare alla sua parrocchia, per la festa dedicata alla Beata Vergine Maria, Assunta in cielo. Molti insistettero a che restasse, a Scafati c’era il sacerdote che avrebbe celebrato la Messa, dicevano, ma Angelo fu irremovibile. L’indomani salutò tutti , e, insieme alla sorella Francesca, professoressa bravissima e pacifista convinta, partì per Scafati. L’incidente stradale, terribile, li portò via entrambi Don Angelo non potè celebrare la messa, ma tutto il paese lo accompagnò nel suo ultimo viaggio, affidandolo alla Madonna , a cui era stato sempre devoto.
Spesso, infatti, lo si vedeva, in Chiesa, seduto, assorto in preghiera, ai lati della Madonna delle Vergini, dove ora sorge l’altare in sua memoria e della sorella Francesca.
La Chiesa, quel giorno triste del lutto, era stracolma di lacrime e di preghiere, si può dire che tutti i cittadini di Scafati, indistintamente, credenti e laici, uomini e donne, giovani e anziani, salutarono commossi il loro parroco , che, con il suo sorriso, era stato sempre capace di accogliere, di pronunciare quelle parole che consolano, che fanno riflettere, che sostengono la fede che vacilla.
Era stato sempre pronto a tendere la mano ai bisognosi, nei momenti difficili, aiutandoli non solo spiritualmente ma fornendo ciò di cui avevano bisogno.
Prima di svolgere la sua azione pastorale a Scafati, era stato per molti anni a Flocco, una frazione di Poggiomarino. Egli stesso così scriveva: “La Provvidenza disponeva che io divenissi Parroco della Chiesa madre “S. Maria delle Vergini” di Scafati. Accettai la proposta del Vescovo, Mons. Binni, unicamente perché fu “quasi un’imposizione.” Mi presi due mesi di tempo, unicamente per poter portare a termine i lavori intrapresi nella parrocchia di Flocco- Poggiomarino. L’otto dicembre del 1968, dopo un commosso saluto da parte della popolazione di Flocco che mi vide padre e pastore per ben 19 anni, venni a Scafati. Insieme al clero locale e alle autorità, venne ad accogliermi una sterminata folla, nonostante il tempo inclemente che mandò giù un vero diluvio. La Chiesa madre era letteralmente gremita.”
E’ stata molto interessante per ricostruire la complessa figura di Don Angelo e le sue opere, la serata del 2 ottobre. Durante la Santa Messa, Don Enrico Tuccillo ha ricordato con affetto la figura del parroco, a cui fu vicino per molti anni e a cui successe dopo la morte. Al termine, il parroco Don Gennaro ha dato lettura di uno scritto a nome di tutta la comunità parrocchiale, posto all’inizio di un prezioso libriccino che contiene copia autografa di brani scritti da Don Angelo. Si tratta di riflessioni sul volontariato, sulla missione sacerdotale, anche sulle ricorrenze laiche, ricordate con la celebrazione della Messa, come quella del 25 Aprile e del 28 settembre, data della liberazione della nostra città dai nazifascisti.


L’opuscolo, distribuito perchè resti la memoria della giornata dedicata a Don Angelo, si avvale della prefazione Di Antonio Faiella.
All’ingresso della Sala Don Bosco è stata allestita una mostra fotografica interessantissima, che ripercorre le principali tappe degli anni di Don Angelo. Si rivedono volti di sposi, di bambini al momento del battesimo ma anche momenti storici, con autorità laiche ed ecclesiastiche.
Animatore di tutta l’iniziativa e coordinatore del dibattito è stato Antonio Faiella al quale ha contribuito con commossi ricordi personali.
Tutte le testimonianze sono state pervase da emozioni e affetto ed hanno permesso, anche a chi Don Angelo non l’ha conosciuto, di comprenderne le doti di persona e di pastore. E’ stata ricordata la sua opera al Flocco e, successivamente, Gabriele Acanfora, Espedito De Marino, Teresa Berritto, Bruno Pagano, in rappresentanza della famiglia, hanno fatto emergere la peculiarità degli anni durante i quali Don Angelo fu sacerdote. Erano anni pervasi dallo spirito del Concilio Vaticano II e da profondi mutamenti sociali ed economici , di fronte ai quali la Parrocchia di Sanata Maria delle Vergini, sotto la spinta dell’entusiasmo del suo parroco, seppe organizzare iniziative innovative e di apertura verso tutto ciò di cui i nuovi tempi avevano bisogno. Don Angelo e coloro che lo accompagnavano nelle sue attività, offrendo supporto di idee e di impegno, compresero che era necessario approfondire tematiche legate alla famiglia, alla cultura, alla educazione. Fu fondato così, insieme a Don Aniello Marano, il primo consultorio familiare della Diocesi Di Nola, di ispirazione cristiana. Tutti i consulenti, medici, psicologici , catechisti non solo cattolici ma anche laici, come il biologo Ernesto Pesce, avevano già una solida preparazione di base, ma venivano formati in relazione al loro campo di apostolato. Si trattò di un’ esperienza importantissima, durata molti anni, attraverso la quale si intendeva rafforzare il senso della famiglia, costruita sulla collaborazione, sul rispetto reciproco e sulla consapevolezza della importanza del superamento delle inevitabili difficoltà che possono insorgere, attraverso piccoli e grandi gesti di rinuncia e di dialogo. Accanto al Consultorio operò l’Associazione genitori, nella consapevolezza della complessità dell’azione educativa e della necessità di collaborare proficuamente con la scuola che, proprio in quegli anni, fu oggetto di riforme che andavano proprio in questa direzione, come l’istituzione dei Decreti Delegati, attraverso i quali la gestione scolastica veniva aperta alle famiglie e al contesto sociale. Don Angelo seguiva con sollecita attenzione le iniziative dell’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici) di cui faceva parte come insegnante di religione. L’Associazione, che aveva un altissimo numero di iscritti, organizzava convegni e corsi di formazione, tutti volti all’aggiornamento dei docenti di fronte alle nuove riforme a alle nuove teorie pedagogiche.

Si pensò anche all’importanza educativa del gioco e venne istituita una ludoteca con il contributo economico di volontari. Peccato che l’esperienza non durò a lungo, perché i locali della Pro Loco, dove era stata allestita la ludoteca, furono oggetto di un furto! O tempora, o mores!
Molte le iniziative che andavano nella direzione del coinvolgimento dei giovani. E ci pare di vedere Don Angelo, con il suo sorriso e la sua allegria, fare il tifo per la squadra di calcio da lui voluta, la squadra “Silvio Pellico”, così si chiamava, oppure andare a sedersi nella sala Don Bosco e divertirsi mentre assisteva alle prove della compagnia teatrale che metteva in scena autori campani oppure ascoltare il coro di 100 giovani. Amava molto la musica, Don Angelo e fu artefice della fondazione di un gruppo, ”Gli amici della musica”che scrisse davvero la storia delle più importanti iniziative scafatesi, con la presenza dei migliori musicisti italiani.
Don Angelo Pagano seguiva le varie realtà associative, l’Azione Cattolica e il gruppo delle Gerardine e di Padre Pio. E era capace di guardarsi intorno, fuori dalle mura della Chiesa, per comprendere, dialogare senza nessun pregiudizio, anche di carattere politico. I tempi della guerra fredda e delle scomuniche erano finiti!
“Il gioco politico, le inevitabili tensioni, gli scontri ideologci non possono, non debbono, in uno Stato civile, democratico, minacciare il bene comune e produrre spaccature nel tessuto sociale. Una volontà di pace, occorre! PACE e GIUSTIZIA sono legate tra loro da un rapporto intimo, interno, dinamico. Non si può pensare alla pace senza la giustizia. “
Così scriveva Don Angelo e queste tristemente attuali parole, ci fanno pensare a cosa avrebbe detto di fronte alle catastrofi odierne.
Sapeva sorridere, dotato di un intelligente e sottile senso dell’ironia, sapeva far sorridere . Ma era capace anche di indignarsi di fronte alle ipocrisie, alle falsità, al doppiogiochismo.
“Chi sei stato? – scrive Don Gennaro – nella lettera a lui indirizzata. – Sei stato un prete”: un prete che ha “seminato con larghezza, sapendo aspettare con sapienza i frutti”, un prete che ha sperato e diffuso speranze e di questa lezione, oggi, abbiamo urgente bisogno. Grazie Don Angelo Pagano, per tutto quello che hai saputo donare alla nostra comunità e alle nostre coscienze. Grazie per essere stato un sacerdote e “sarai sacerdote per sempre. ”



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