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Scafati. Una foto, una storia… Bino il “pipistrello” gentile.

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(Rubrica a cura di Guglielmo Formisano)

Dicesi “pipistrello” un mammifero appartenente all’ordine dei Chirotteri (dal greco chèir, mano e pterón, ala), provvisto di ali larghe, specializzato nel volo, con occhi piccoli, che non affida alla vista la localizzazione degli ostacoli da evitare e si orienta con un meccanismo simile al sonar.

Sabino Gentile, per gli amici Bino, soprannominato “il pipistrello”, é stato per circa quindici anni, e cioè dalla fine degli anni cinquanta agli inizi degli anni settanta, il principale realizzatore del Circolo Universitario Scafati prima e del Centro Sportivo Scafatese poi. Atleta veloce, preciso, bravissimo nel contropiede e nel tiro dalla media distanza, era difficilmente marcabile dagli avversari ed era un costante punto di riferimento per i compagni nei momenti di difficoltà. Con lui la squadra sfiorò diverse volte la vittoria del campionato, trionfò in numerosi tornei, fino a raggiungere la sospirata Serie D nel 1971/72, in seguito a un epico testa a testa con il Salerno. Di quella formazione facevano parte Gigetto Paduano, Pasquale Alison, Giovanni Saulle, Tony Chirico, Aldo Bufalo, Giovanni Chirico, Salvatore e Peppe Di Lauro, Franco Pagano e, appunto, Sabino Gentile.

L’allenatore era Luciano Coscioni, di Nocera Inferiore, ma uno dei maestri di Bino era stato Mariano Rago, prodigo di consigli, ma anche molto severo, tanto é vero che era solito infliggere come punizione cinque giri di campo per ogni tiro libero sbagliato in allenamento. E, con Mariano Rago, Sabino e gli altri giocatori si recavano ad assistere alle partite della Fides Partenope Napoli, la squadra di Gavagnin, Maggetti, Fucile, Williams, Bufalini, Cohen e dell’allenatore Zorzi, allo scopo di imparare i trucchi del mestiere, per affinare tecnica e tattica, per conoscere e carpire i segreti ai grandi campioni dell’epoca. A Bino era stato dato quel soprannome perché segnava a occhi chiusi, perché volava alto, al di sopra di tutto e di tutti, al di sopra degli avversari, al di sopra degli spettatori, al di sopra del campo.

E mentre Ennio Morricone componeva le colonne sonore dei film di Sergio Leone, film dai grandi spazi e dai grandi tempi, il pipistrello rappresentava la colonna sonora delle partite del Basket Scafati e faceva volare la nostra fantasia di adolescenti oltre il tempo, oltre lo spazio. Esistono giocatori normali, preconfezionati; poi ci sono i talenti, che sanno trovare il suono giusto per ogni gesto, che hanno una visione periferica del gioco, una leggerezza nel pensiero e nei movimenti che consente di immaginare lo sviluppo delle azioni e di coglierne e prevederne le sfumature, le dinamiche, l’evoluzione. L’equivalente di quello che faceva, nel cinema, Sergio Leone, con la sua macchina da presa, sempre rigorosamente piazzata nella sua posizione esatta, in modo da ottenere le migliori inquadrature e prospettive possibili.

Anche Bino, come Sergio Leone, collocava la macchina da presa nell’unico, possibile, punto giusto, tale da permettere scelte tecniche ai limiti della perfezione. Nello sport é importante sognare di vincere, ma anche essere puliti, e Sabino Gentile é stato per anni un esempio di correttezza e di lealtà. Con il suo fisico asciutto, avrebbe potuto giocare per altri dieci anni, ma fu costretto a smettere per un gravissimo infortunio al ginocchio, cosa che provocò nei tifosi un’immensa amarezza. C’erano Gentile, Chirico e Di Lauro in quella squadra del millenovecentosettantuno, e come loro, per me, non ci sarà mai più nessuno.

Guglielmo Formisano

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