Scafatese Calcio, parla Formisano: “Un progetto serio per vincere subito!”.

Sono giorni fondamentali per il futuro della “Signora del calcio campano”. Dopo che il presidente Cesarano ha consegnato il titolo nelle mani del Sindaco, delegandolo nelle operazioni per la cessione della Scafatese Calcio, i tifosi sono in apprensione per la prossima stagione. A tal proposito, abbiamo formulato alcune domande ad uno delle personalità di maggiore spicco nella società gialloblù, il responsabile della comunicazione Pasquale Formisano, ripercorrendo il suo percorso sino ad arrivare ai temi attuali.

– Da quanti anni collabora con la Scafatese Calcio e quali sono i momenti che ricorda con maggiore emozione?

“Seguo la Scafatese da tifoso dalla stagione 92/93 quando mio padre mi portò per la prima volta al “Comunale” e a partire dal 2003 ho visto praticamente tutte le partite casalinghe, ho scritto i primi articoli da giornalista esterno nel 2013 e poi ho coronato il mio sogno venendo tesserato da Addetto Stampa nella stagione 15/16. Sembra poco ma sono arrivato a 215 partite consecutive tra casa e trasferta. Non è un ruolo semplice, per farlo in maniera professionale bisogna avere dedizione alla causa, ma la passione a volte riesce a essere la benzina che porta a fare tanti sacrifici”.

– Cosa è cambiato nel corso degli anni, nel rapporto con i tifosi e con la città?

“C’è stato sicuramente un momento in cui la città sembrava essersi dimenticata della Scafatese, a metà degli anni ’10, in cui sembrava difficilissimo riempire lo stadio. Poi negli ultimi tempi qualcosa è cambiato e nella stagione del centenario Scafati ha finalmente risposto alla grande. Probabilmente l’epoca della pandemia, con divieti e quarantene, ha fatto cambiare il modo di vivere dei cittadini che, negli ultimi tempi, sembrano avere nuovamente voglia di stare per strada, fare aggregazione, essere partecipi. La sfida interna con il San Marzano è probabilmente il mio momento più bello da Responsabile della Comunicazione perché si è rivisto lo Stadio pieno in ogni ordine di posto e, soprattutto, ricco di bambini e ragazzini, cosa che fa ben sperare per il futuro. Non fu una casualità ma il frutto di un lavoro certosino (e molto stancante) di tutta la settimana, e per questo non smetterò mai di ringraziare il mio amico Antonio Ametrano che ha svolto un ruolo fondamentale sia per quella partita sia per l’organizzazione della festa del centenario, una celebrazione con la presenza degli eroi storici della Scafatese a partire dagli anni ’60 fino ai giorni nostri davanti a migliaia di persone, qualcosa di cui si parlerà ancora tra 60-70 anni”.

– Negli ultimi mesi, quando ha capito che la discesa era irreversibile e che il presidente avrebbe lasciato?

“La stagione 2021/22 è stata la più difficile e stancante di sempre e penso che questa stanchezza l’avrà provata anche il Presidente; sicuramente un peso enorme l’hanno avuto gli ingenti investimenti economici profusi per il centenario e i risultati non all’altezza delle aspettative, ma credo che la decisione presa dipenda principalmente dall’esigenza di dover ricaricare le energie. Ripeto, è stato un anno tosto sotto tutti gli aspetti in cui non è mancato veramente nulla, da qualche contestazione della piazza dovuta al ritorno di un dirigente che poco piaceva a Scafati per i suoi trascorsi fino alle corse contro il tempo per organizzare partite e celebrazioni, passando per i soliti chilometri trascorsi”.

– Si poteva fare di più? Quali sono le sue sensazioni oggi e come valuta l’operato di Cesarano?

“Si può sempre fare di più nel calcio e nella vita ma l’operato di Cesarano va visto in toto e non solamente per i risultati di questa stagione. Per esempio il giorno in cui mi comunicò che avrebbe voluto lasciare gli ho mandato un messaggio di ringraziamento per la squadra che costruì nella stagione 2003/04: all’epoca avevo sedici anni e frequentavo il terzo Liceo Scientifico e probabilmente la vittoria di quel campionato mi ha cambiato la vita anche dal punto di vista professionale/giornalistico. Sicuramente il suo peso è non indifferente sulla storia giallobleu anche se purtroppo è mancata la ciliegina del ritorno in Serie D, accarezzata troppe volte e mai raggiunta nell’ultimo decennio”.

– Cosa prospetta per il futuro? Alla nuova proprietà cosa chiede?

“Quando vincemmo il campionato nel 2018 i tifosi canarini esposero uno striscione che recitava “Rispetto e Programmazione oltre ogni promozione”. Non so quale sarà il futuro societario di questa squadra ma spero si possa proseguire su questa falsariga, perché la Scafatese ha bisogno di rispetto per la sua storia ultracentenaria e di programmazione per poter crescere sempre di più e poter tornare in categorie più consone ai suoi standard. Il sogno, ovviamente, sarebbe quello di poter vincere da subito sfruttando l’onda emotiva che ha ricongiunto la squadra con la città, ma sarà importante poter costruire qualcosa di serio e duraturo con una struttura più completa rispetto a quella delle ultime stagioni, con più unità a dare una mano nei giorni caldi e soprattutto con professionisti che possano mettere tutto il loro Know-How a disposizione del canarino. In questi anni ho lavorato molto sul fattore della crescita e distribuzione del marchio, i canali ufficiali hanno avuto una crescita a partire da Luglio 2015 impressionante, adesso è il momento di raccogliere i frutti”.

– Il presidente Cesarano ha chiesto che alcuni membri della società restino anche dopo la cessione. Tra questi c’è anche lei. Resta a disposizione per il “canarino”?

“La Scafatese è e per sempre sarà la mia squadra del cuore e questo è un fattore che ti spinge a dare sempre di più e a provare a fare il massimo, anche se spero di essermi messo in mostra in questi anni più per il coefficiente di professionalità che per l’aspetto del tifo: quello del giornalista è un ruolo che ha bisogno di etica, deontologia, e vi giuro che è difficilissimo farlo se non si riesce a mettere da parte l’amore per una squadra e per i colori, si rischia di scivolare facilmente. Spero che sia questo l’elemento che possa balzare agli occhi a un’ipotetica nuova proprietà e, in ogni caso, sono lusingato del fatto che il mio nome sia stato accostato ancora una volta al futuro giallobleu. Il mio sogno è vedere nuovi ragazzini e adolescenti appassionarsi sia alle vicende della Scafatese sia al giornalismo sportivo, così come accaduto a me oramai un bel po’ di anni fa. Sarebbe bello”.

Grazie e in bocca al lupo.