Guerra. “Come spiegare il conflitto ai nostri bambini”.

La guerra è la peggiore espressione del genere umano. In questi giorni mi è capitato di vedere la fotografia di una bambina ripresa in uno scenario di guerra e questo mi ha fatto riflettere su   come la coscienza degli uomini sia malata e come l’egoismo umano sia portatore di conflitti e di separazioni.

Il volto di quella bambina, nella sua drammaticità e innocenza riflette un’unica domanda… “Perché tutto questo?”  Ed io mi trovo davvero in grande difficoltà a spiegare ai nostri ragazzi la guerra tra l’Ucraina e la Russia con parole semplici.

Facendo leva sulla mia esperienza di una vita vissuta al servizio degli altri, ho provato a scegliere le parole più adatte per spiegare i motivi di questo disastroso conflitto.

Le parole che seguono sono dedicate, ai più giovani e a quegli adulti che vogliono dare un proprio contributo a questo spinoso argomento, spiegando   cosa sta accadendo nel mondo, utilizzando concetti semplici, privi di rabbia e fiduciosi del genere umano.

La realtà è come un fiume in continuo mutamento, che porta in sé piccoli e grandi cambiamenti, offrendo nuovi spunti alle nostre menti. E’ come un retino da pesca, che in base alla sua grandezza, altezza e ampiezza delle sue maglie è in grado di raccogliere più o meno cose dal fiume…” dalla realtà nelle nostre vite”

Dunque, la realtà va semplificata, perché possa essere compresa dai nostri bambini, e va considerato non solo cosa dire, ma come porre attenzione alle informazioni che si intendono comunicare e alle emozioni che al bambino possono suscitare tali informazioni nella propria rielaborazione. Il bambino bisogna farlo sentire protetto con la propria vicinanza fisica, il tono della voce, lo sguardo, in modo che se sente bisogno di un abbraccio, possa trovare nell’adulto quella serenità che cerca.

I bambini hanno bisogno di una presenza stabile su cui poter contare. Devono sapere che anche se noi adulti non conosciamo l’esito del conflitto, comunque ci saremo sempre, e quindi bisogna fare attenzione a come ci approcciamo a loro.

Non siamo tutti d’accordo su come interpretare gli eventi di questi giorni, quindi ci vuole prudenza, e se dovessi raccontare a mio nipote cosa sta accadendo oggi, dopo due anni di pandemia, userei il linguaggio delle storie e gli parlerei di un mondo che è entrato in conflitto con un altro mondo.  In un mondo, quello nostro, di cui facciamo parte “l’Europa”, dove le decisioni le prendiamo tutti insieme, e comprendo che questo farà storcere il naso a qualche lettore, ma sono piccoli, ci sarà tempo per spiegare loro che quando si è in molti a prendere decisioni, tutto diventa complicato.  Per i più grandicelli parlerei dei rappresentanti, dicendo loro che le persone sono così tante che non riescono a decidere insieme come affrontare tutte le cose, scelgo ad esempio dei rappresentanti che sono al Parlamento e al Governo. Questi parlamentari e governanti siedono su delle poltrone e hanno molto potere, ma sia queste poltrone che questo potere può essere loro tolto, se vanno contro il volere di chi li elegge. Poi parlerei di un altro mondo, un mondo in cui comanda un uomo solo, Putin, dove è solo lui a prendere le decisioni per tutti, anche se i suoi abitanti non vogliono far guerra all’Ucraina, ma sono obbligati a farlo, perché è il volere di Putin. A questo punto i piccoli potrebbero chiedere ma perché Putin vuole attaccare l’Ucraina? Che cosa vuole esattamente?  E qui la risposta sarà che non possiamo ancora saperlo forse lo scopriremo più in là. Continuerei a sottolineare che i russi non sono nemici e che quasi nessuno russo vorrebbe una guerra, ma siccome in Russia comanda un signore che decide per tutti gli altri, preoccupandosi solo di quello che vuole senza considerare anche quello che vogliono gli altri, le cose stanno precipitando in questo modo.

Sarà poi necessario piantare un piccolo seme, uno spirito critico, facendo riflettere che anche il nostro mondo ha le sue responsabilità, perché anche se ci sono stati segnali di criticità, questi sono stati ignorati. Certo, che queste sono delle semplificazioni, quello che realmente credo conti, è che sia più importante capire che ciò che fa la differenza, è che a volte bisogna anteporre le esigenze degli altri, alle nostre. Purtroppo la realtà non è una favola, non ci sono soluzioni magiche, ma credo che sia questa la battaglia che dobbiamo combattere: come costruire ponti per capirci e collaborare, piuttosto che fare la guerra.  Cosa accadrà adesso, non si sa. Raccontiamo ai bambini che staremo a vedere e che ogni volta che potremmo dare un nostro contributo, per costruire una nuova pace, “LO FAREMO”.

Alberto Voccia