Una foto, una storia. Nel 1973 Scafati Basket fece tremare le Forze Armate!

(in foto: Torneo estivo 27-28-29 Luglio 1973: Scafati – Forze Armate. In piedi, da sinistra: Giuseppe Dell’Elmo, Giovanni Saulle, Mario Padulosi, Tony Chirico, l’Ingegnere Michele Izzo. Seduti, da sinistra: Salvatore Bosco, Salvatore Di Lauro, Franco Pagano, Giovanni Chirico)

Foto e testo a cura di Guglielmo Formisano.

Correva l’anno 1973; gli ultimi soldati americani lasciavano il Vietnam, Pinochet sequestrava il Cile, rovesciando il governo democraticamente eletto e presieduto da Salvador Allende, Peppino di Capri trionfava a Sanremo, nel cinema esplodeva il fenomeno Woody Allen, geniale, sarcastico e paradossale. Nel calcio, la Juve conquistava lo scudetto al fotofinish, mentre l’Ignis Varese di Morse, Raga e Meneghin strappava, in uno storico spareggio, il titolo italiano di pallacanestro alle mitiche “scarpette rosse” della Simmenthal Milano. Il Basket Scafati, che l’anno prima, nel 1971/72, aveva centrato la promozione in Serie D, allora Quarta serie, aveva organizzato un importante torneo estivo, nel campo scoperto della Villa comunale. Sullo sfondo, la storia di una Scafati che, da paese a economia rurale, andava via via conoscendo lo sviluppo urbanistico e industriale. Al torneo partecipavano squadre blasonate, come le Forze Armate di Roma (una sorta di Nazionale militare), il Marigliano e lo Sporting Club Juventus Caserta, in cui militavano Giovanni Gavagnin (310 punti in 49 partite in Nazionale), Remo Maggetti, Mario Simeoli, Sergio e Silvio Donadoni ed Errico Ronzo (allenatore dello Scafati nel 1978/79).

Per assistere alle gare bisognava avviarsi molto tempo prima; non c’erano posti a sedere, il campo era delimitato da paletti uniti da corde abbastanza spesse, e poggiarsi su di esse costituiva un vero privilegio, in quanto si era a stretto contatto con i giocatori. La prima partita vedeva in programma lo Scafati contro le Forze Armate, di cui facevano parte il già famoso “Charlie” Caglieris che, a fine carriera, avrebbe totalizzato 493 punti in 131 partite nella Nazionale maggiore, Bruno Riva, Luciano Scattolin, Enzo Trevisan e Filippo Crippa. Prima azione e primo canestro di Franco Pagano, nella foto con il numero 10. Franco era un mancino terribile, bravissimo nel tiro e velocissimo in contropiede, e quella sera disputò una partita eccezionale, mantenendo il risultato in bilico per gran parte del confronto.

Chiudo gli occhi e rivedo Giovanni Chirico superare Caglieris; Giovanni (numero 9) aveva il suo pezzo forte nel terzo tempo in entrata e i suoi piedi “elastici” disorientavano gli avversari. Peppe Dell’Elmo (numero 15) era un artista elegante e sregolato, fortissimo nell’uno contro uno, spalle a canestro; Giovanni Saulle (numero 14) e Mario Padulosi (numero 6) erano i lunghi della formazione; allora non si parlava di play, guardie, ali piccole, ali grandi, centri, bensì solo di distributori, esterni e pivot. Tony Chirico (numero 12) oggi sarebbe etichettato come un 3-4, mentre Salvatore Bosco (il primo seduto, da sinistra) sarebbe sicuramente classificato come ala grande-centro. Ecco ora in azione il numero 11, Salvatore Di Lauro, esterno, che finta il tiro, fa saltare l’avversario, si sposta in palleggio e, con un tanto plastico quanto micidiale tiro in sospensione, rimane fermo in aria, sfidando i princìpi fisici newtoniani, e “brucia” la retina. L’ultimo a destra, in piedi, è l’Ing. Michele Izzo, una vita dedicata al basket, prima da giocatore e poi da dirigente.

L’incontro si concluse con la prevista vittoria delle Forze Armate, con uno scarto minimo, di 8 punti, ma tutti potevano essere soddisfatti per aver assistito a grandi giocate, di squadra e individuali. I più giovani, ingenui e spensierati, commentavano e ricordavano le azioni più entusiasmanti. Correva l’anno 1973: Peppino di Capri cantava “Io e te, un grande amore e niente più”.

Guglielmo Formisano