Storia della Scafatese: Carotenuto, il Michelangelo del centrocampo.

Se non avesse intrapreso la carriera di calciatore, probabilmente sarebbe diventato uno scultore; preciso ed elegante, Francesco Carotenuto, scafatese purosangue, nato il 12/01/1935, cominciò a giocare giovanissimo, nella Libertas Scafati, per poi esordire nella Scafatese nel 1953/54, a soli 18 anni. Nonostante la retrocessione in Prima Divisione, Carotenuto fu uno dei pochi a mettersi in evidenza, riuscendo anche a realizzare 3 reti in 28 partite. L’anno dopo, infatti, rimase in Promozione, con la Paganese, per poi essere ingaggiato dalla Puteolana, in Quarta Serie. Ancora 3 reti, ma in sole 22 gare, a causa di un grave infortunio che lo costrinse a rimanere inattivo fino al 1959/60. Fu quella, senza dubbio, una delle migliori stagioni di Carotenuto, che, ritornato alla Scafatese, la guidò alla vittoria del Campionato di Prima Categoria, allora Quinta serie, totalizzando 3 reti in 23 presenze.

Inoltre, nello stesso anno, i canarini raggiunsero la finale del torneo valevole per l’assegnazione del titolo di Campione d’Italia Dilettanti, perdendo in finale, alla monetina, contro la Ponziana di Trieste.

Ottenuta la promozione in Serie D, Carotenuto rimase in maglia giallobleu per altre tre stagioni, fino al 1962/63, anno in cui la Scafatese ottenne un eccezionale quarto posto. L’elevatissimo rendimento gli valse la chiamata da parte della Salernitana, in Serie C, dove, agli ordini dell’allenatore Rudy Hiden, giocò a fianco di Pezzullo, Vergazzola, Scarnicci, Voltolina, Mastroianni, Visentin e Nastri, piazzandosi al sesto posto. Dopo l’esperienza in maglia granata, giocò ancora in Serie D, con l’Internapoli, per un solo anno, con la Juve Stabia, per quattro anni, e con la Turris, nel 1969/70.

L’anno seguente cominciò a intraprendere la carriera di allenatore e, nel 1971/72, ritornò nella sua Scafatese, da allenatore-giocatore, dove, con 4 reti in 26 partite, riuscì a vincere il campionato, concludendo la carriera di calciatore con un totale di 163 presenze e 11 reti in maglia giallobleu.

Elemento dalla spiccata personalità, era in grado di unire qualità e leadership, e per i compagni era un faro in mezzo al campo. Centrocampista di appoggio, ma bravo anche nel recupero, possedeva il senso del tempo e dello spazio, in quanto sapeva quando era il caso di alzare o abbassare il ritmo della gara; insomma, Carotenuto era una rivisitazione moderna del centromediano metodista, maestro nel gestire il gioco, capace di attivare le ali e, talvolta, anche le punte, in grado di garantire i giusti sincronismi e gli indispensabili equilibri tattici alla squadra. Carotenuto era, dunque, la materia grigia della Scafatese che, con controllo e consapevolezza, dettava ai compagni gli scambi e i movimenti più opportuni, con applicazione scientifica.

Per i greci, la scultura rappresentava l’arte della sottrazione, l’abilità con cui ottenere una figura a partire da un blocco di pietra, procedendo per successive rimozioni; Carotenuto eliminava dal suo repertorio tutto quanto ritenuto inutile o superfluo, badando solo all’essenziale e riuscendo a tratteggiare, con il suo scalpello, curve e traiettorie deliziosamente logiche e geometriche. In seguito Carotenuto trasferì sulla panchina queste sue caratteristiche, insegnando ai ragazzi che, per possedere le chiavi del gioco, è indispensabile avvicinarsi al mondo del calcio con ingenuità e spensieratezza, senza badare al risultato a tutti i costi e rispettando, sempre, le regole e gli avversari.