Suicidio Jhonny, anche Antigone si oppone all’archiviazione.

L’accusa, al momento contro ignoti, è di istigazione al suicidio, ma il Pubblico Ministero ne ha chiesto l’archiviazione. I genitori di Jhonny, attraverso il legale Roberto Acanfora, hanno presentato un’opposizione, ritenendo che se si fossero attuate le procedure della “grandissima sorveglianza” il suicidio non sarebbe stato possibile.
Insieme alla famiglia, si è opposta anche l’associazione Antigone, che aveva già depositato un esposto per denunciare i fatti, ma lo scorso 28 giugno la Procura della Repubblica, nonostante sia stato accertato che il provvedimento di grandissima sorveglianza non fosse stato eseguito e che tuttavia l’esecuzione della sorveglianza non sarebbe stata sufficiente a evitare il decesso, ha avanzato richiesta di archiviazione.

Il 26 luglio 2020, all’età di 23 anni, il giovane rapper Jhonny Cirillo si è tolto la vita in una cella della Casa circondariale di Salerno, dove si trovava da poco più di un mese.
Una settimana dopo l’ingresso in carcere, nel corso di un’udienza, il Giudice, dopo aver sentito il perito e dunque accertato il quadro psichiatrico visibilmente compromesso dell’arrestato, aveva disposto che il verbale di udienza venisse trasmesso al carcere per i “controlli” del caso e l’adozione di ogni “iniziativa utile”, “giacché l’imputato manifesta scoramento e domanda ricovero a Villa Chiarugi.” Dopo poco più di un mese dall’ingresso in carcere, il 21 luglio, Jhonny, durante il colloquio con i medici, aveva minacciato di avviare uno sciopero della fame e della sete, e, rientrato nella camera si era procurato alcuni tagli sull’avambraccio sinistro. Dopo questo ulteriore gesto, veniva data e veniva stabilita la grandissima sorveglianza custodiale.
Il 26 luglio, intorno alle ore 11.00, i compagni di cella chiamavano l’agente di reparto perché avevano ritrovato il giovane impiccato con un lenzuolo alla finestra del bagno.

Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista contro l’emergenza promossa, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. E’ un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale.