Scuola. L’anno della competenza sociale, di Francesco Cutolo.

“Per competenza sociale si intende un insieme di abilità consolidate e utilizzate spontaneamente e con continuità dallo studente per avviare, sostenere e gestire un’interazione in coppia o in gruppo. Le abilità sociali non sono innate, ma devono essere identificate e insegnate”.

Partendo da questa definizione e volendo individuare un’esigenza che l’emergenza Covid-19 pone come fattore sfidante nell’interazione insegnamento-apprendimento, nell’anno scolastico appena ripartito in presenza, in tutte le scuole italiane, bisognerà guardare al gap di “socialità” accumulato dagli studenti in DAD e poi DID, più che a quello strettamente riguardante gli apprendimenti disciplinari, almeno nel senso più tradizionale del termine.

In effetti, la competenza sociale, trasversale per sua stessa natura, in una scuola che non conosceva la iattura e la drammaticità di una pandemia che ha portato gli studenti a restare a casa, gli istituti chiusi, lontani dai momenti di socializzazione sia strutturati e pienamente contemplati nel curricolo scolastico, sia di quelli più informali della loro quotidianità, costituisce la vera sfida della scuola che riparte in presenza. La mistica del distanziamento e delle misure per prevenire il contagio hanno senza dubbio prodotto, soprattutto nei più piccoli, uno scossone psicoemotivo che richiederà di essere gestito con molta attenzione e competenza.

La “normalizzazione” in questo particolare momento appare un obiettivo ancora piuttosto lontano nel tempo, però il processo di insegnamento-apprendimento, di cui le competenze sociali si diceva sono parte integrante non prevede una fase di “scartamento ridotto” ovvero non può permetterselo. Dal punto di vista relazionale occorrerà quindi “un’empatia spinta” che non è svalutazione del processo bensì costituisce essa stessa un “obiettivo di processo” da perseguire nella quotidianità della didattica. È certo, allo stato, difficile prevedere la curva pandemica ma sicuramente ciò che è pienamente osservabile e su cui è altrettanto pienamente possibile inferire è l’aspetto sociorelazionale e psicoemotivo degli studenti, il loro adattamento e la loro risposta in termini di resilienza emotiva. Occorrerà, soprattutto per i più piccoli, una didattica delle emozioni, che metta al centro il bambino, la sua interiorità e le sue ansie, che miri altresì allo sviluppo della competenza o per meglio dire della sua intelligenza emotiva.

La scuola per sua stessa definizione, “ontologicamente” potremmo dire, conosce bene le difficoltà e le straordinarie opportunità della relazione serena, di coppia e di gruppo, quindi di interazione tra pari e con gli adulti di riferimento, sa anche con assoluta certezza che essa si nutre di presenze, di esperienze significative, di emozioni, empatia e di setting strutturati. La sfida della scuola che riparte, per tutti gli attori è proprio questa: gestire le emozioni legate allo sviluppo della socialità in un clima sereno, come motore di ripresa e di crescita in chiave “olistica” della personalità di tutti e di ciascuno.

Francesco Cutolo