Fiume Sarno, miasmi e cattivi odori: “Non si può far finta di niente!”.

Gli odori nauseabondi e molesti rappresentano un problema serio che coinvolge in alcuni casi intere comunità, tra l’altro un problema molto sentito nella nostra città, soprattutto in estate per chi abita a ridosso del fiume Sarno e sui canali di bonifica. Il lezzo di uova marce o pesce avariato si chiama inquinamento odorigeno e, ovviamente, il responsabile è sempre l’uomo.
Le emissioni odorigene sono sempre più al centro dell’attenzione da parte
dell’opinione pubblica che ne subisce le conseguenze. I miasmi di solito sono una diretta conseguenza delle attività agricole e industriali e dei reflui domestici, spesso contestualizzati all’interno di un territorio eccessivamente antropizzato.
L’aspetto dell’odore è un effetto ambientale che è il più diretto sulla popolazione, insieme al rumore. Queste problematiche ambientali risultano essere anche tra quelle più portate all’attenzione dell’autorità di controllo. Il legislatore per l’inquinamento acustico – rumore – già nell’anno 1991 interveniva con una disciplina specifica, infatti possiamo dire che ad oggi quasi tutte le installazioni sono in regola, mentre per quanto riguarda i cattivi odori i riferimenti normativi fino a qualche anno fa erano solo improntati su criteri qualitativi e l’incertezza di una determinazione degli odori negli ambienti atmosferici aveva messo in crisi l’autorità di controllo, proprio per l’assenza di riferimenti normativi uniformi.
Solo nell’anno 2017 si aveva una legge che ha integrato il Testo Unico Ambientale ed ha permesso di sviluppare una determinazione nelle metodologie
di valutazione delle emissioni odorigene.
Come è noto l’inquinamento atmosferico – smog – determina effetti reali sulla nostra salute, come riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità, mentre non si ha una statistica attendibile sui danni da cattivi odori, sicuramente crea stress e peggiora la qualità della vita. Infatti, diversi sono i casi in cui i cittadini accusano bruciore agli occhi e al naso, mal di testa, nausea e disturbo del sonno.
La principale fonte dell’inquinamento olfattivo nel nostro territorio è certamente il fiume Sarno e i suoi canali.
La nostra comunità, per tutelare
la qualità della vita, lotta da anni contro la “puzza” che emanano le acque del fiume Sarno e dei suoi canali.
Questo “nostro” fiume è il ricettore finale di reflui industriali e domestici proprio per la mancanza di una rete fognaria collegata agli impianti di depurazione. Siamo una comunità che paga lo scotto di una cattiva gestione del territorio.
Ovviamente, se è vero come è vero che abbiamo ancora delle città le cui fogne non sono ancora collegate ad un impianto di depurazione certamente le responsabilità non possono non ricadere su chi ha amministrato il territorio negli ultimi dieci lustri.
Non può essere sottaciuto anche la responsabilità che hanno taluni imprenditori che per meri interessi economici eludono le norme e immettono i reflui non depurati delle loro attività direttamente nella pubblica fogna, oltretutto, tante, come già in precedenza riferito, non sono collegate ad un impianto di depurazione.
C’è la possibilità di risolvere il problema? Certo, bisogna completare il risanamento del bacino del fiume Sarno e terminare la rete fognaria e collettarla agli impianti di depurazione, chiedo scusa se questo è una cosa ovvia ed è a conoscenza di tutti.
E’ d’uopo specificare che le acque reflue, sia quelle derivate dal metabolismo umano, che dalle attività domestiche e da quelle industriali, se non depurate danno origine ai cattivi odori che proliferano con il caldo. La puzza non è nociva di per sé, ma è il segno dell’aumento della carica batterica dovuta alla
decomposizione dei residui organici che fermentano e liberano molecole maleodoranti quali acido solfidrico, ammine e mercaptani.
Di pari passo bisogna anche scuotere la falsa coscienza di tutti quegli “imprenditori”, che possiamo definire traditori del nostro territorio e come tali devono essere apostrofati, affinché rispettino le leggi che si auspica che vengano riformate con l’emanazione di misure straordinarie “ad hoc” che tengano conto dello stato di emergenza del territorio che come è noto registra il corso d’acqua con il più alto tasso di inquinamento in Italia.
Intanto, anche quest’anno siamo state vittime delle molestie olfattive del nostro corso d’acqua…e le promesse si sprecano.

Alberto Voccia