Dissesto finanziario, cosa cambia per il cittadino e il Comune.

L’ipotesi che un Comune possa essere dichiarato in dissesto finanziario è uno spettro che spesso aleggia all’interno dei corridoi dei Palazzi comunali, è un argomento quanto mai attuale anche per la nostra Città che appassiona la politica locale con dibattiti e proposte tese alla risoluzione del problema, da un verso e dall’altro verso c’è chi inizia a muovere l’indice alla ricerca di eventuali responsabili da additare. Un tema quella del dissesto finanziario assai dibattuto sui giornali, tanto da occupare intere pagine dedicate alla cronaca politica. L’argomento è stato anche d’interesse del popolo della rete, spesso con accesi dibattiti sul tema. Tuttavia, non tutti i cittadini hanno contezza di come si arriva al dissesto finanziario di un Comune e quali siano le conseguenze, per cui si cercherà nel prosieguo di quest’articolo di rendere l’argomento comprensibile e alla portata di tutti. L’argomento è serio, in quanto il crack di un Comune produce conseguenze anche sulla vita dei cittadini soprattutto in ambito economico-finanziario e sociale.
Il dissesto finanziario di un Comune è regolato dall’articolo 244 del Testo Unico degli Enti Locali del 2000, si dichiara quando l’Ente non è più in grado di assolvere a funzioni e servizi indispensabili o quando nei suoi confronti esistono crediti di terzi ai quali non si riesce a far fronte, né con il metodo ordinario del ripristino dell’equilibrio di bilancio, né con lo strumento del debito fuori bilancio.
Essenzialmente i problemi che di solito colpiscono un Comune sono tre: la mancanza di liquidità perché i fondi utilizzati per la spesa corrente sono fondi vincolati, l’incapacità di riscuotere i tributi e l’impossibilità di far fronte ai debiti fuori bilancio. Il dissesto però non può essere equiparato al fallimento di un’impresa privata, l’ente locale non può cessare di esistere per questo si crea una frattura tra passato e presente. Gli oneri pregressi vengono estrapolati dal bilancio comunale e passati alla gestione straordinaria di un apposito organo nominato dal Presidente della Repubblica che si incarica delle insolvenze attraverso la redazione di un Piano di estinzione con il quale viene azzerata la situazione che ha creato il deficit. Intanto, il Comune con il suo consiglio eletto inizia una nuova vita finanziaria. La normativa sul risanamento prevede la sospensione della decorrenza degli interessi sui debiti ed il blocco delle azioni esecutive. Pertanto, tutti i Comuni che dichiarano il dissesto devono provvedere con risorse finanziarie proprie. Il default produce una serie di effetti a cascata, tra questi il Comune dopo aver dichiarato il dissesto dovrà adeguare imposte e tasse locali, aliquote e tariffe che salirebbero al massimo per 5 anni esclusa la tassa dei rifiuti.
Il Comune non potrà contrarre mutui ne impegnare somme superiori a quelle approvate nell’ultimo bilancio, ma non solo, gli effetti si ripercuoteranno anche livello politico perché verranno colpiti anche gli amministratori considerati colpevoli. La Corte dei Conti potrà decidere di allontanarli dalla vita politico-amministrativa per 10 anni, per quanto riguarda il personale del Comune si dovrà ridimensionare l’organico collocando in disponibilità gli eventuali dipendenti in soprannumero. Il dissesto finanziario di un ente è un male che ogni anno vede in Italia fallire tanti Comuni rimasti con le casse vuote. Sono tanti i Sindaci che per decenni hanno messo a bilancio entrate virtuali, perché impossibili da riscuotere o creato società dello sperpero e dell’allegra gestione per poi scaricare sulle prossime generazioni i debiti che appartengono alla nostra generazione.Il dissesto finanziario di un Comune non è la panacea di ogni male ma è solo la dichiarazione di fallimento politico di un intera classe amministrativa.

Alberto Voccia