Scafati. Antonio vince il Parkinson e ritorna a nuotare, grazie ad un’operazione.

Antonio Violante, scafatese, oggi ha 55 anni, una moglie, due figli, e finalmente la sua vita può ripartire. Alcune settimane fa è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico a l’Aquila che gli ha consentito, dopo ben 14 anni di malattia, di sconfiggere il Parkinson.

Una patologia che, soprattutto negli ultimi anni, gli aveva stravolto la vita. Antonio Violante se ne accorse mentre praticava la sua più grande passione: il nuoto. Durante alcune gare in piscina, iniziò sd avvertire tremolio, rigidità e lentezza nei movimenti. La diagnosi è terribile: Parkinson.

Inizia a prendere medicinali che gli danno sollievo per alcune ore, ma non può più nuotare. Negli ultimi tempi, però, la malattia peggiora, al punto tale che i farmaci quasi non fanno più effetto. Tanti i disagi, tra cui l’impossibilità a dormire in un letto, e il non poter andare a lavoro da solo. Antonio Violante è un dipendente del Ministero della Cultura presso gli scavi di Pompei.

Nel frattempo continua le sue cure con il professor Nicola Modugno, in una struttura in Molise. Fino a pochi mesi fa, quando scopre la luce in fondo al tunnel. Viene a conoscenza della possibilità di un’operazione sperimentale che potrebbe eseguire a l’Aquila. Antonio non ci pensa due volte, ed inizia le procedure.

Conosce il neurochirurgo Francesco Abate, già capitano dell’Arma dei Carabinieri, il medico che lo opererà. L’intervento è molto invasivo ed Antonio viene preparato con un percorso psicologico.
Il 7 giugno scorso, nel reparto di neurochirurgia del primario Alessandro Ricci, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, è stato operato. Quattro ore durante le quali Antonio è dovuto rimanere sveglio ed interagire con i medici, mentre gli praticavano un foro nel cranio e gli inserivano un elettrodo per stimolare le zone del cervello non funzionanti.

L’intervento riesce e Antonio Violante dopo poche ore ha subito iniziato a vederne i benefici. Da un paio di settimane è anche tornato a casa, a Scafati, e la sua vita è ripartita. «Finalmente sono tornato a dormire in un letto – racconta, emozionato -. E sono ritornato a nuotare ed a fare immersioni, la mia grande passione. Ringrazio tutti i medici e il personale ospedaliero per la loro professionalità, umanità, ma anche per la disponibilità che tutt’ora mi dimostrano».