La rigenerazione urbana

E’ di questi tempi l’uso del termine “transizione ecologica”, dovuta in primis alla nuova istituzione del “Ministero della transizione ecologica”, appunto, nonché ex Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. La differenza con il vecchio dicastero? Non si tratta, naturalmente, solo di un’invenzione politica accattivante o un tentativo di svecchiamento e di pulizia dell’immagine, ma c’è anche la volontà e l’obiettivo di integrare nuove competenze, con al centro il settore dell’energia. La Transizione ecologica non è però qualcosa di veramente nuovo nel panorama delle iniziative a tutela dell’ambiente. Lo troviamo, anzi e spesso, nelle relazioni a supporto di studi e proposte di segno ambientalista e che con l’avvento del nuovo Ministero sono andate a sovrapporsi allo sviluppo sostenibile, voce a cui siamo più abituati, benché talvolta vittima di uso e abuso.
La transizione ecologica può essere una grande opportunità per i Comuni e per le comunità locali alla stregua di un cambiamento epocale, che resta comunque onere in capo ai sindaci, unici ad avere una visione della realtà composita del proprio territorio.
Si tratta di un’occasione importante e ci auguriamo che tutti facciano la loro parte e non perdano l’occasione di inserirsi nel solco che si è tracciato.
La transizione, perché sia attuata, è necessario che si muova su un altro piano: si ripensi dunque ai territori, alle governance, ai legami sociali, ai “saper fare”. Bisogna essere resilienti e staccarsi da vecchie posizioni, come quella che si affida esclusivamente ai combustibili fossili per produrre energia. Ci vuole un cambiamento che si prospetti in un processo a lungo termine, che duri almeno una generazione, e che dovrà rimodulare un sistema di fonti rinnovabili e di economia circolare di rottura totale con la vecchia concezione di sviluppo, fondata esclusivamente, ahinoi, sulla depredazione delle risorse naturali. Il capitale naturale disponibile resterà sempre di riferimento e si dovrà esercitare sulle fonti rinnovabili. Dobbiamo insomma comportarci come ragionieri esperti in contabilità ambientale, al fine di avere un pareggio di bilancio tra la Terra e le esigenze dell’uomo. L’essere umano, in fondo, è consapevole che per la propria sopravvivenza ha bisogno di un ambiente sano, per chi vive ora e per i posteri, scevro dall’egoismo. Il bene comune è l’assioma sui fare leva. Ci riusciremo? Credo di sì.
La nostra transizione ecologica deve spingere l’uomo ad avere non solo una visione globalista del mondo – che spesso lo porta a dimenticare dove poggia i piedi – ma anche una concezione sull’uso del territorio in cui vive iniziando a identificarvisi in toto, in quanto terra dei propri avi ed espressione della sua identità, anche culturale. Senza rinnegare le proprie radici o l’istinto, ma proprio prendendo esempio dalla natura che non si rinnega; cogliere l’opportunità di crescere con le diversità, arricchendosi culturalmente, spiritualmente e moralmente. Solo così possiamo sperare in una società migliore che sappia tutelare veramente l’ambiente e quindi se stessa. L’uomo che ama l’uomo della terra e la terra che ama la terra umana. Tutela, protezione, amore.
Certo, queste parole possono apparire utopistiche e filosofiche, ma cominciare a crederci è importante, è il primo passo per il cambiamento.
Le comunità locali non devono farsi distrarre dalle parole vuote di certa politica, farsi scoraggiare dal qualunquismo militante e influenzare dall’ambientalismo ideologizzato.
L’ambiente non ha un colore politico ma è di tutti e tutti dobbiamo dare un contributo con temi e proposte per la trasformazione e rigenerazione urbana, che siano distaccate dal proprio “credo politico e religioso” e che trovino sintesi in una governance condivisa.
La transizione ecologica che ci si prospetta dovrà vertere su diverse politiche ambientali, centrali saranno lo smaltimento dei rifiuti, il trasporto e l’energia. Ed essendo tematiche che difficilmente in passato hanno trovato coesione nelle scelte politiche, bisognerà battere sulla ricerca dell’unanimità, a suon di forza e competenze.
Il Recovery Plan, arrivato come una manna dal cielo, sicuramente favorirà le comunità locali affinché possano realizzare progetti per la diffusione del verde pubblico e privato e fonti energetiche rinnovabili.
Si abbia pazienza e si colgano le opportunità, mai perinde ac cadaver, ma orecchie dritte e occhi spalancati.

Alberto Voccia