Un Leccio monumentale a Scafati

Una delle mie attitudini migliori è guidare, mi sento stranamente rilassato e tutti miei cinque sensi sono in allerta, noto anche i più piccoli particolari, come nei giorni scorsi, mentre rientravo da lavoro, costeggiando la stazione delle Ferrovie dello Stato, la mia attenzione è stata catturata dalla maestosità di un grande albero, che sbucando con la sua chioma da dietro il muro di cinta, quasi a volerlo scavalcare, si mostrava in tutta la sua bellezza, assumendo quasi un ruolo di quinta teatrale.

 Un grande albero dalla folta chioma aleggiante, di un colore verde intenso e dal portamento fiero ed elegante.

 E’ talmente bello che non posso non pensare a quanto a Scafati il verde pubblico sia negli ultimi tempi mortificato, privato di mani esperti che lo valorizzino, che nel contempo diano un tono distintivo alla nostra città.

Ho voluto così vederlo da vicino, questo splendido Leccio e appartenente al genere quercia (Quercus ilex), della famiglia Fagaceae. Il Leccio è senza dubbio uno degli alberi sempreverdi più rappresentativo della nostra zona insieme al pino domestico. Lo si vede facilmente nelle città lungo i viali cittadini e nei parchi. E’ una specie molto longeva e capace di raggiungere dimensioni notevoli, alcuni esemplari di leccio sono considerati alberi monumentali. Il nostro l’ho misurato ed ha una circonferenza di 4,20 mt ed è alto circa 15 mt ed un’età approssimativa di 150 anni. Quindi un albero antico, che ha superato il secolo di vita, con tante interessanti storieda raccontare, se solo potesse.

Come spesso capita gli alberi rappresentano dei simbolismi religiosi e animano leggende, ce lo ricorda Gaius Plinius Secundus, il grande osservatore della natura nel mondo antico, che scriveva che di una zona del Vaticano (colle) dove, si elevava il leccio più antico della città di Roma e che presentava ai suoi piedi un’iscrizione su bronzo in caratteri etruschi a testimonianza che quell’albero era stato oggetto di venerazione religiosa.

Una leggenda vuole che il legno del leccio fu utilizzato per costruire la croce di Gesù e che questo albero fu l’unico albero che non si rifiutò a dare il proprio legno. Per questo motivo, i boscaioli anticamente temevano di contaminare l’ascia toccando “l’albero maledetto”, simbolo vegetale di Giuda.

Mi piace pensare, contrariamente a ciò, che questo antico Leccio, abbia un significato di longevità, di perseveranza, di sopravvivenza alle difficoltà della vita terrena, di dignità e forza e che basti stare ai suoi piedi per aver trasferito tutta la sua vitalità. Non a caso, compare nellostemma della nostra Repubblica, oltre al ramoscello di ulivo, che indica la pace, c’è anche un ramoscello di Leccio, che indica la forza: la forza che lavora per la pace.

Un secolo è mezzo di vita in cui l’albero racconta i tanti sguardi di generazioni di scafatesi che dalla pensilina della stazione hanno preso treni in partenza per le più svariate destinazioni e perché non pensare anche ai tanti amori sbocciati su quella panchina posta ai sui piedi.

Concludo con un mio pensiero personale, è cioè che il nostro antico Leccio, vada tutelato attraverso la richiesta d’iscrizione all’albo degli alberi monumentali della Regione Campania, ad opera dell’ufficio preposto alla cura dell’ambiente e del verde pubblico del Comune di Scafati.        

                                                                                                          Alberto Voccia