Liberazione di Scafati: la storia di Don Vittorio Nappi e il gruppo “28 settembre”.

Come a Napoli, dove dal giorno precedente la popolazione già combatte contro i tedeschi, a Scafati il 28 settembre del 1943, durante la seconda guerra mondiale, i suoi cittadini danno vita ad uno dei primi atti di ribellione Partigiana in Italia. I partigiani scafatesi non solo fanno intelligence per l’Esercito Inglese ma partecipano attivamente anche agli scontri. In particolare impegnano i tedeschi, nella difesa del ponte in piazza a Scafati, impedendone la distruzione fino all’occupazione inglese, determinando in maniera concreta l’esito positivo dell’operazione. Come a Napoli durante le 4 giornate sono alcuni personaggi della “guapparia” a rendersi protagonisti, uno dei leader della rivolta è Vittorio Nappi, detto “O Sturente”. Don Vittorio è un personaggio particolare nel panorama dei guappi del napoletano, il suo soprannome gli deriva dall’educazione ricevuta in una famiglia benestante di professionisti e grazie alla frequentazione del Liceo Classico presso la Badia di Cava. In quelle giornate di settembre imbraccia le armi con il fratello Ubaldo e con gli altri partigiani per liberare la sua città.

La figura di Vittorio Nappi, detto o’ Studente e o’ Signurino, nato del 1896 e discendente da una famiglia benestante e di professionisti, si differenzia sensibilmente da quella dei cosiddetti guappi. Secondo le cronache, si presentava in abbigliamento elegante sfoggiando un eloquio proprio di una persona colta. Infatti, dopo aver frequentato il liceo classico, studia legge ed è prossimo alla laurea quando viene coinvolto in una faida amorosa. Tutto iniziò a causa del corteggiamento del fratello di Vittorio nei confronti di una ragazza già fidanzata. Il ragazzo di questa, folle di gelosia, lo uccise. Vittorio, non potendo rimanere indifferente a tale affronto, per vendicare il fratello uccise il fidanzato della ragazza. Perciò finì in carcere.

Il 28 settembre 1943, ad ogni modo, Nappi guida il gruppo di partigiani che respinge le truppe tedesche molto prima dell’arrivo degli alleati. Evento che diede il via alle famose “Quattro giornate di Napoli”, culminando, poi, nella resistenza italiana ai tedeschi. Don Vittorio era il capo partigiano di Scafati e insieme al fratello Ubaldo fecero scomparire le bombe posizionate dai tedeschi sotto il ponte di Scafati, sito in piazza Vittorio Veneto, per evitare l’arrivo degli alleati. Il gruppo guidato da Nappi fu denominato appunto “28 Settembre”.

Per quelle gesta, Scafati è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita il 9 maggio 1994 della croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l’attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. “Fra i primi comuni del meridione ad impugnare le armi della sorgente Resistenza antitedesca, dava alla causa della libertà valoroso contributo di combattimenti e di sangue generoso nel concorso all’avanzata vittoriosa degli eserciti alleati per la liberazione del proprio territorio”.

Don Vittorio Nappi, nel corso della sua vita, è stato collegato anche ad alcuni eventi particolari legati alla malavita. Tra i più significativi vi è lo schiaffo a Lucky Luciano, un importante boss italo americano, e la misteriosa sparizione del sindaco di Battipaglia, Lorenzo Rago.  A Scafati aveva uno studio in pieno centro, sul Corso Nazionale, dove riceveva ogni giorno decine di persone e alle quali prestava assistenza e “dava consigli”. Per molti, questa sua attività, sarebbe stata molto vicino alla rappresentazione de “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo.

Morirà nel 1978 di morte naturale nell’ospedale Maresca di Torre Del Greco. Il funerale fu celebrato a spese del Comune di Scafati come riconoscimento per aver liberato la città di Scafati dai Nazifascisti. Nella sua città, e non solo, ancora oggi il nome di “Don Vittorio Nappi” è “rispettato” e allo stesso tempo “discusso”, tra chi gliene riconosce le grandi gesta durante la guerra e ciò che ha significato per Scafati, e chi invece ne critica le modalità. Senza ombra di dubbio, però, è un pezzo di storia della città di Scafati.

(fonti: avalancheday, wikipedia, ritornoabattipaglia).

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