Scafati. Il preside Formisano su Didattica Alternativa e Coronavirus.

Intervista a Guglielmo Formisano, preside dell’istituto comprensivo di Scafati Tommaso Anardi.

Dott. Formisano, il nostro appuntamento, essendo lei l’unico Dirigente scafatese che lavora a Scafati, sta diventando quasi fisso…

<<Sì, in effetti sono uno dei pochi “fortunati” a lavorare nella città in cui è nato, in cui vive e, per di più, nella scuola (Istituto Comprensivo Tommaso Anardi) in cui ha studiato da adolescente. Ciò, mi creda, crea un legame indissolubile con famiglie e alunni, anche se accresce in me il peso di una grandissima responsabilità per soddisfare le loro richieste e le loro esigenze e per lo sforzo prodotto al fine di creare le premesse per la costituzione di una futura “classe dirigente”>>.

– Cosa pensa della DAD (Didattica a distanza)?

<<Negli ultimi anni siamo passati dalla scuola dei programmi a quella della programmazione e a quella della progettazione, che presuppone uno sforzo congetturale-creativo-previsionale, ritmato dalla flessibilità e dalla reversibilità, che va ben oltre la rigida e burocratica pianificazione degli obiettivi programmatici; in verità, la Didattica a distanza sconvolge tutti i paradigmi pedagogici sui quali si sono basati i miei studi; l’insegnamento-apprendimento è sempre un processo, mai un risultato, ed è un processo di “sistole-diastole” tra docente e classe, che presuppone lavori di gruppo, interdisciplinari, a classi aperte, sport di squadra, apprendimento cooperativo; la classe è una comunità che favorisce l’incontro tra diversi, con una funzione di pedagogia sociale, un luogo “protettivo” per adulti e bambini, in cui ritrovare le ragioni dello stare insieme tra generazioni e tra culture, in cui vi siano spazi per consolidare relazioni, per imparare insieme la difficile arte di essere genitori e e di essere insegnanti. Il compito degli insegnanti è, appunto, la costruzione della classe: un gruppo di ragazzi si incontra per caso e diventa una piccola comunità, con senso di appartenenza; i docenti devono prendersi cura delle loro classi, così colorate, plurilingue, eterogenee dal punto di vista sociale, facendosi carico dei bisogni educativi speciali, delle fragilità cognitive ed emotive, che richiedono attenzione, cura, tempi distesi, azioni ricorsive.

Tutto ciò, ovviamente, non può essere garantito dalla Didattica a distanza; però è anche vero che, in ogni momento, bisogna assumere non comportamenti prestabiliti, ma quelli che la situazione ci impone. Di conseguenza, in questo periodo di emergenza sanitaria ed epidemiologica, per continuare a garantire il diritto all’istruzione, occorre che gli insegnanti facciano sentire la loro “vicinanza” agli alunni e alle famiglie, lavorando in sinergia e in collaborazione. Il vero valore aggiunto deve essere la continuità del rapporto, la presenza del gruppo classe che, in un momento di disorientamento come questo che stiamo vivendo, può essere davvero utile. Come detto, la relazione diretta ed empatica docente-alunno è insostituibile, ma gli studenti avvertono l’esigenza di sentire la ”voce e il conforto” dei loro insegnanti. E’ importante, dunque, rimarcare quanto le interazioni tra docenti e studenti, in questo particolare momento, possano rappresentare il collante che mantiene viva la comunità e che, necessariamente, serve per evitare il rischio di isolamento e demotivazione degli allievi. In sintesi, occorre fare “di necessità virtù”, cercando di riconvertire e di rimodulare i percorsi didattici, riadattandoli al periodo di emergenza, operando in maniera graduale, senza stressare le famiglie>>.

– Come pensa si evolverà la situazione “Coronavirus”?

<<In statistica, come suggeritomi da mio figlio Pasquale (laureato in Scienze statistiche e attuariali), un campione si dice “robusto” quando la sua analisi consente di estendere le conclusioni a tutta la popolazione, e questo viene stabilito da parametri derivanti da test specifici. Lo stesso campione può essere robusto per un indagine e non per un’altra. Ad esempio, un Liceo con mille alunni potrebbe essere un campione robusto per un’indagine sulle malattie adolescenziali, tipo perdita dei capelli, ma non robusto per un’indagine sul grado di alfabetizzazione (perché il risultato sarebbe, ovviamente, il 100%.)
Noi, in riferimento ai tamponi, non possiamo sapere se il campione è robusto o meno, in quanto le modalità di somministrazione hanno subìto delle variazioni notevoli (prima a tutti, poi a quelli con i sintomi, poi a quelli solo con alcuni sintomi), per cui risulta veramente difficile fare delle previsioni.
Ricordo che, quando avevo circa 10 anni, mi recai con mio padre a vedere un film, PAPILLON (basato sull’omonimo romanzo autobiografico di Henri Charrière) in cui c’era un detenuto condannato ingiustamente all’ergastolo per un omicidio mai commesso, ergastolo da scontare nell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese; Papillon (così soprannominato per una farfalla tatuata sul torace), dopo numerosi tentativi (falliti) di fuga, riuscì nell’impossibile impresa lanciandosi in mare da un’altezza stratosferica. Il film ci insegna che non bisogna mai perdere la speranza, per cui lasciamo le previsioni agli esperti statistici, ma non perdiamo mai la speranza di ritornare presto alla normalità>>.