Un film sul dramma del fiume Sarno, scafatesi protagonisti.

Un film su Napoli e il fiume Sarno, sull’atroce trasformazione di queste che un tempo erano terre meravigliose, sul dramma della vita di un individuo che vive sulle sponde di un fiume che simboleggia il degrado dei tempi.

La regia è del napoletano Giuseppe Carrieri, che si è avvalso del supporto, per la ripresa di diverse scene, dello scafatese Carmine Ferrara, coadiuvato per le riprese notturne in mare da Massimo Malafronte. Anche uno degli attori protagonisti, Mario Paolucci, è di Scafati. Il noto attore Marco D’Amore, invece, recita i versi delle “Metamorfosi” di Ovidio in napoletano antico.
Il dott. Carmine Ferrara è stato coinvolto, in qualità di “assistente alla regia per le riprese sul Sarno”, a seguito di una ricerca fatta dalla casa di produzione Natiadocufilm, che aveva bisogno di un esperto in grado di individuare le criticità ambientali del fiume Sarno ed individuare i suoi luoghi più significativi.

“Ho conosciuto Giuseppe Carrieri, regista del film e docente nel Corso di Laurea Magistrale “Televisione, Cinema e New Media, dell’Università IULM di Milano ed è nato subito un profondo sodalizio umano e professionale. – racconta Carmine Ferrara – Inizialmente avrei dovuto occuparmi soltanto di individuare le location del film, che aveva tra i suoi temi la reincarnazione o il tentativo di reincarnazione, di immortalità di un pescatore di frodo del Sarno che si ammalerà di cancro. Quello di Carrieri è un approccio mitopietico ed ovidiano al dramma della vita di un individuo che vive sulle sponde di un fiume che simboleggia il degrado dei tempi. Subito mi venne in mente di suggerire al regista il nome di Mario Paolucci, scenografo, musicista ed imprenditore nel settore dello spettacolo, e scafatese come me, e che avevo avuto la fortuna di osservare all’opera, durante la registrazione di un videoclip, “Gli impressionisti”, del gruppo musicale “Freak Opera”, di cui Mario è chitarrista.

Immediatamente fui colpito dalla sua presenza scenica e dalla sua capacità di trasmettere l’intensità delle emozioni con lo sguardo. Mario superò il casting ed è diventato l’attore protagonista dell’episodio sul Sarno. Ho coinvolto anche altre persone nella realizzazione di questo film, tra cui Giuseppe Caldiero, imprenditore, uno degli ultimi lontrai del Sarno, in qualità di attore ed amico del pescatore Mario. Altro contributo professionale significativo è stato quello della giovane e talentuosa studentessa di archeologia, Laura Noviello, anch’ella coinvolta in qualità di assistente alla regia per le riprese vesuviane. Ringraziamento speciale, poi, alla famiglia Malafronte, erede del noto Castello di Rovigliano, ed in particolare a Massimo per il supporto nelle riprese notturne in mare. Girare questo film è stata per me una vera e propria avventura umana e professionale. Voglio soltanto citare alcune scene profondamente emozionanti e letteralmente avventurose: per girare la scena in cui si vede una bara trasportata dal lontro, la tipica imbarcazione del Sarno, abbiamo impiegato quasi un giorno intero, impiegando sei tra macchine del fumo e della nebbia ed il regista ed il filmaker sono stati appollaiati ore su un cestello a sei metri di altezza, sulla sponda del Sarno dalle parti di Longola; per la scena della baracca abbiamo utilizzato una baracca realmente esistente a San Valentino Torio e che, purtroppo, è stata per alcuni anni la “dimora” di una coppia caduta in disgrazia”.

Trama del film
In una Napoli post-apocalittica una ragazzina Rom fugge da misteriose creature diaboliche alla ricerca di una salvifica “Montagna di Zucchero” dove potrà ricongiungersi con il padre perduto durante un incendio doloso che ha distrutto le baracche di Cupa Perillo, storico insediamento Rom della periferia Nord di Napoli. Nella fuga la bambina prende le sembianze nei suoi sogni di forme di un’umanità estinta: Mario, un pescatore del fiume Sarno malato di cancro che cerca una personale via verso l’immortalità, e “Cioccolatino”, un giovane migrante che è costretto a gettare in mare il corpo della moglie non avendo denaro per pagarne la sepoltura.
A collegare i loro destini è la voce di Ovidio, tradotto dal latino al dialetto napoletano antico, che introduce e conclude questo itinerario sospeso tra reale e fantastico. Il film cerca in questo modo di interpretare con vena pasoliniana le odierne apocalissi di periferia attraverso la chiave del mito ovidiano: dalla fuga di Dafne all’immortalità ricercata da Glauco fino al gesto estremo di Orfeo, che cerca di ricongiungersi con la moglie negli Inferi.

Riconoscimenti
Il film, libero adattamento delle Metamorfosi di Ovidio, ha vinto nel 2018 il bando indetto dalla SIAE “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. È stato presentato in anteprima mondiale il 20 ottobre alla Festa del Cinema di Roma nella sezione autonoma Alice nella città – Panorama Italia. Durante la kermesse, il film è stato inoltre invitato a partecipare alla V Giornata della Critica Sociale – Sorriso Diverso 2019 istituita dal Festival internazionale del film corto a tema sociale “Tulipani di seta nera”.