Francesco, malato di Parkinson, canta col suo idolo Claudio Baglioni

Alla fine Francesco è riuscito nel suo intento. La musica può tutto.
Il parkinson non toglie anni alla vita ma cerca di togliere vita agli anni.
Francesco D’Antuono, 49 anni, malato di Parkinson, va controcorrente e ancora una volta ha voluto dimostrare che di Parkinson si può vivere bene.

“Si, il malato di Parkinson tende a nascondersi, – afferma Francesco – io invece voglio dimostrare che di Parkinson si può vivere dignitosamente nonostante le mille difficoltà che ti procura”. Ma oltre alla musica, Francesco è protagonista con tante attività. È appassionato di calcio ed è stato addetto stampa dell’Angri, con la cui maglia, tra l’altro, ha anche debuttato in una partita ufficiale, coronando un altro dei suoi sogni. È laureato in informatica, partecipa a commedie teatrali, suona la batteria, e scrive libri. Una quotidianità piena di vita, combattendo con la forza di volontà e la determinazione il suo “inquilino dentro”, come lui stesso ha definito il Parkinson.

Dopo aver sensibilizzato l’opinione pubblica attraverso la partecipazione a numerose trasmissione televisive anche a livello nazionale e aver fatto parlare di se tanti artisti, il 19 Marzo, nel giorno della festa del papà, Francesco accompagnato da Aldo Severino che oltre ad essere suo amico, ha preso a cuore le sue vicissitudini, è stato ospite, per la seconda volta, di Claudio Baglioni.
Grazie all’aiuto di Aldo che ha tessuto le fila di questo incontro con le sue conoscenze, Francesco ha potuto coronare il suo sogno, vale a dire, cantare con Baglioni e veicolare il suo messaggio sul Parkinson.

“Sono particolarmente soddisfatto – a parlare è stavolta Aldo Severino – con Francesco ho un rapporto d’amicizia consolidato, non è la prima volta che lo accompagno in occasioni del genere e condivido in pieno il suo progetto di diffusione del messaggio sul Parkinson. Quando lo vedo felice anche io lo sono. È stata una soddisfazione a metà, per via del suo “inquilino dentro”, prendendo spunto dal titolo di un suo libro che parla proprio del Parkinson, ma pur sempre una soddisfazione. Vederlo sofferente, ti fa stare male e ti apre il cuore, ma alla fine vedere la felicità sul suo viso, fa stare bene tutti quelli che gli sono vicino”.